PNRR, QUALCOSA E’ ANDATO STORTO

| 4 Luglio 2026 | 0 Comments

di Graziano De Tuglie __________________

Il PNRR giunge a scadenza oggi, anche se ci sarà tempo per spendere i fondi erogati dall’Unione Europea, nonché per ricevere l’ultima tranche da oltre 40 miliardi di euro, quasi totalmente sotto forma di prestiti.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza venne inaugurato nel 2021, all’epoca di  Draghi a presidente del consiglio dei ministri. Ma l’anno prima era stata la Commissione europea, su impulso di Germania e Francia, a varare un piano d’emergenza a sostegno delle economie maggiormente vulnerabili allo shock pandemico. A Palazzo Chigi vi era Giuseppe Conte, orgoglioso che l’Italia fosse la principale beneficiaria con circa 200 miliardi di euro massimi tra prestiti e sussidi.

PNRR non sono soldi gratis

Ciò che l’ex premier e attuale leader del Movimento 5 Stelle non disse agli italiani fu che il PNRR premiava le economie più fragili, per cui essere i primi della lista non avrebbe dovuto riempirci di alcun orgoglio. Ma il principale danno sul piano comunicativo in quei mesi fu un altro, ossia il propinare l’idea che stessimo ricevendo “soldi gratis”. Per quello che vedremo in base ai numeri, si trattò di una narrazione talmente menzognera da non necessitare di grosse spiegazioni per essere smentita.

Dei 194,4 miliardi di euro destinati all’Italia, circa 121,5 miliardi furono previsti sotto forma di prestiti e una settantina di miliardi come sussidi. I primi vanno restituiti nel corso dei prossimi anni, mentre i secondi formalmente sono denaro a fondo perduto. La classe politica ha giocato molto sui secondi, spacciandoli per denaro gratis a tutti gli effetti.

Vedremo che non è così.

Andiamo alle cifre. Pur non essendo le stime aggiornatissime, sappiamo che l’Italia ad oggi ha ricevuto 166 miliardi di euro e ne ha spesi 105. Di questi, 94,2 miliardi sono stati prestiti e 71,8 miliardi sussidi. Restano da ricevere entro agosto altri 28,4 miliardi, sostanzialmente solo prestiti. Numeri relativamente positivi, nel senso che ci siamo mostrati più capaci di quanto pensassimo nel ricevere e spendere i fondi. Sarà molto difficile, tuttavia, raggiungere il 100% di spesa entro la fine effettiva del PNRR.

C’è stato un errore di fondo dell’Italia nell’approcciarsi al piano. Abbiamo puntato sui numeri e non sul loro impatto benefico per l’economia. Pur di prendere il massimo delle somme a noi stanziate, abbiamo inserito nelle voci per gli investimenti di tutto e di più. Il risultato è che il PNRR, anziché favorire la crescita economica nel lungo periodo, si è tradotto in un sostegno temporalmente limitato e persino risibile. I dati parlano chiaro: l’Italia è tornata a crescere dello zero virgola dopo il rimbalzo post-Covid. E questo, nonostante la spesa per gli investimenti pubblici sia quasi raddoppiata fino a salire al 4% del Pil nel 2025.

Nel quadriennio 2022-2025, rapportando tale voce con il dato pre-Covid del 2019, otteniamo che gli investimenti pubblici sono aumentati di un valore cumulato pari ad oltre 125 miliardi di euro.

In media, quasi l’1,5% del Pil all’anno in più. Peccato che non abbiano generato alcuna crescita aggiuntiva: media dell’1,85%, che scende al 0,73% se escludiamo il rimbalzo del 2022. Nel triennio 2017-2019, la crescita media era risultata persino leggermente più alta, allo 0,93%.

Il meccanismo di spesa del PNNR non ha funzionato perché l’Italia non ha saputo concentrare gli investimenti su  poche voci necessarie per fungere da volano per l’economia. Al contrario, ha sbriciolato, come sempre, le risorse in una miriade di voci poco  classificabili e poco monitorabili e dalla scarsa resa per gli stessi territori.

Abbiamo finanziato di tutto, da musei sconosciuti e senza pubblico a stadi, anziché rafforzare le infrastrutture e risolvere mali storici come il dissesto idrogeologico e provvedere al rifacimento della rete idrica colabrodo. Si è lasciato mani libere a micro centri di spesa allocata in enti locali piccoli e piccolissimi che si sono sbizzarriti a finanziare progetti improduttivi se non addirittura dannosi per l’economia nazionale.

Soprattutto, l’approccio mentale è stato statalista: più spesa possibile nella speranza che il Pil cresca. Un’equazione inesistente nella realtà. Il problema è che i debiti restano. I prestiti andranno restituiti. Mentre i sussidi non vanno restituiti direttamente, ma i soldi non crescono sugli alberi. L’UE li finanzia emettendo titoli di credito, che alle scadenze dovranno essere ripagati. E vengono ripagati dagli stati membri in ragione del loro peso economico.

In tutto, i sussidi comunitari con il Next Generation EU ammonteranno a 338 miliardi di euro. L’Italia contribuirà per circa il 12% al loro pagamento tramite il bilancio comunitario, pur nell’arco dei prossimi decenni. Ad occhio e croce, sarà a nostro carico una quota di almeno 45 miliardi. Poiché ne abbiamo ricevuti per 70 miliardi, il beneficio netto del PNRR in termini strettamente contabili può essere stimato in circa 25 miliardi spalmati su 6 anni. Una media di 4-5 miliardi all’anno. Grosso modo, quanto l’Italia versa ogni anno in più all’UE rispetto a quanto riceve. Quanto basta per smentire la favola dei soldi gratis da Bruxelles.

Category: Cronaca, Politica

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