LA POLEMICA / I GIOVANI DEL PD DI LECCE: “Dal governo solo slogan: ci sono meno agenti della Polizia di Stato sul territorio”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. I giovani del Partito Democratico di Lecce ci mandano il seguente comunicato _______________
Sicurezza in Salento, i GD Lecce: “Dal Governo solo slogan. Meno agenti sul territorio”
Sulla sicurezza il Governo continua a fare propaganda, ma sul territorio la realtà smentisce la loro narrazione: meno agenti sul territorio e risorse insufficienti per garantire la sicurezza dei cittadini.
Con queste parole i Giovani Democratici di Lecce rilanciano la denuncia del deputato del Partito Democratico Claudio Stefanazzi in merito alla sottrazione di risorse umane per la Questura di Lecce nel 2026.
“I dati emersi parlano chiaro: – proseguono i GD Lecce – a fronte di 44 pensionamenti nel corso del 2026 sono previste solo 27 nuove integrazioni, generando una perdita reale pari a 17 agenti sul territorio”. A peggiorare la situazione è anche un altro dato: le nuove unità non saranno integrate esclusivamente nel capoluogo salentino, ma 5 saranno inviate a Nardò, dove il numero di pensionamenti sarà pari a 9.
“Non stiamo parlando di un tema astratto. Nelle ultime settimane anche Lecce è stata teatro di episodi che dimostrano quanto sia importante garantire una presenza capillare delle forze dell’ordine: penso al giovane accerchiato e ferito con un coltello in pieno centro, in via Maremonti, o al tentativo di rapina avvenuto all’interno dell’ospedale Vito Fazzi.
In un momento storico in cui in Puglia si assiste a un aumento della presenza di fenomeni criminali, la sicurezza non può essere ridotta a un futile slogan propagandistico, ma deve essere affrontata come un tema cruciale dalle istituzioni per garantire la tranquillità e il benessere della cittadinanza.
La sicurezza non si garantisce con gli slogan o alimentando la paura, ma con più agenti, più prevenzione e una presenza reale dello Stato nei quartieri e nelle strade. Sottovalutare questo problema vuol dire strumentalizzarlo, a discapito di migliaia di persone che cercano solo risposte concrete” conclude Enrico Bove (nella foto, ndr), segretario dei Giovani Democratici di Lecce, unendosi alla solidarietà espressa dal deputato Stefanazzi nei confronti del Questore di Lecce Giampietro Lionetti
Category: Cronaca, Politica, Riceviamo e volentieri pubblichiamo



























Ha del miracoloso il risveglio dei Giovani Democratici di Lecce: all’improvviso, tra un comunicato e l’altro, hanno scoperto che la sicurezza urbana non è una percezione distorta creata dalla propaganda di destra, ma un’esigenza reale. Benvenuti nel mondo reale, dove in via Maremonti spuntano i coltelli e al Vito Fazzi si tenta la rapina. Fa quasi tenerezza vederli indossare i panni degli sceriffi, invocando a gran voce “più agenti sul territorio e presenza reale dello Stato”.
I numeri snocciolati dal segretario Bove e dal deputato Stefanazzi sono di una precisione chirurgica: mancheranno all’appello ben 17 agenti nel 2026 tra Lecce e Nardò. Una matematica impeccabile, che però solleva un interrogativo spontaneo: dove erano i pallottolieri del Partito Democratico nell’ultimo decennio? Forse a prendere polvere, mentre i governi a loro guida bloccavano il turnover, tagliavano i fondi al comparto sicurezza e derubricavano il degrado dei quartieri a semplice “disagio sociale”. È affascinante come l’aritmetica diventi una scienza esatta e intollerabile solo quando al governo ci sono gli altri.
Ora, improvvisamente, la narrazione cambia. L’accoltellamento in pieno centro storico non è più “un caso isolato da non strumentalizzare”, ma il sintomo di un’emergenza criminale. È una folgorazione sulla via di Damasco degna di nota: per anni una certa intellighenzia ha predicato che chiedere più divise per strada fosse una becera deriva securitaria e un inutile allarmismo, e oggi i giovani del partito si stracciano le vesti per qualche unità in meno, ergendosi a paladini dell’ordine pubblico.
Bove conclude saggiamente affermando che “la sicurezza non si garantisce con gli slogan o alimentando la paura”. Sante parole. Se c’è qualcuno che ha ridotto la sicurezza a uno slogan al contrario, minimizzandola per anni con una retorica buonista fuori dal tempo, lo troveranno facilmente sfogliando i propri archivi di partito. Ma in fondo, c’è da essere ottimisti: se i Giovani Democratici continuano su questa strada, al prossimo comunicato chiederanno il ripristino del poliziotto di quartiere e la tolleranza zero. Nel frattempo, incassiamo con piacere la loro iscrizione al club di chi la sicurezza la prende sul serio: peccato solo che se ne siano ricordati appena passati all’opposizione.