INCIDENTE DI CACCIA A PATU’, ALTRI IN TUTTA ITALIA. LA VIBRANTE PROTESTA DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

| 21 Settembre 2026 | 0 Comments

(Rdl) _____________________ Un cacciatore di 46 anni di Castrignano del Capo è rimasto ferito ieri nelle campagne di Patù, colpito per errore al petto e in pancia da un collega che partecipava alla battuta in zona. Soccorso dal personale del 118, è stato trasportato prima all’ospedale Cardinale Panico di Tricase (nella foto) e poi al Vito Fazzi di Lecce. Indagini dei Carabinieri in corso. ____________

L’episodio è stato commentato questo pomeriggio con un comunicato diffuso tramite social dall’ associazione nazionale “Cuore animale”, qui di seguito il testo _______________

Non sono passate nemmeno 24 ore dall’apertura delle tesserine venatorie ed è già iniziato il solito, macabro bollettino di guerra nei nostri boschi. La follia è tale che non serve nemmeno che ci andiamo di mezzo noi civili: fanno tutto da soli, sparandosi addosso tra di loro pur di soddisfare la brama di uccidere una creatura innocente.

I fatti di questo primo weekend di sconsiderata apertura della stagione rasentano il ridicolo se non fossero tragici:

• A Ceccano (Frosinone), un pensionato di 78 anni è in fin di vita in ospedale, colpito in pieno volto e a un occhio dall’amico di battuta che lo ha letteralmente scambiato per un animale.

• A Campagnatico (Grosseto), un anziano cacciatore di 76 anni è stato impallinato a bruciapelo dal fucile del suo stesso compagno.

• Nelle campagne di Masi (Padova), un altro uomo è stato investito da una pioggia di piombo mentre cercava di colpire una lepre, finendo d’urgenza in ospedale con l’elisoccorso.

• E le agenzie di stampa segnalano già il primo dramma di oggi: sulla collina di San Gregorio a Patù (Lecce), un 46enne è stato centrato in pieno all’addome dalle fucilate di un altro cacciatore, trasportato in codice rosso all’ospedale di Lecce.

Uomini armati fino al collo che si muovono nella fitta vegetazione e che, accecati dalla foga del bersaglio, sparano alla cieca dietro al primo cespuglio che si muove. Se questi individui non riescono a garantire la sicurezza nemmeno dei loro amici più cari, como possiamo noi cittadini sentirci sicuri? Con quale coraggio una madre può portare i figli a fare una passeggiata, o un ragazzo può fare un giro in bicicletta nei sentieri d’Italia?

IL VERO COLPEVOLE SI NASCONDE NEI PALAZZI DELLA POLITICA

Tutto questo non succede per caso. Succede perché la politica italiana sta stendendo i tappeti rossi alla lobby delle armi e dei cacciatori. Invece di blindare i nostri boschi e proteggere la fauna, le istituzioni stanno portando avanti il folle DDL Caccia: una deregolamentazione selvaggia che vuole allargare le maglie, concedere più giorni, anticipare i periodi di sparo e ridurre i controlli.

Siamo davanti a una politica miope e complice, che pur di racimolare qualche voto sacrifica la sicurezza pubblica e trasforma le nostre campagne in un poligono di tiro abusivo a cielo aperto.

Davanti a questa deriva istituzionale e a questo bagno di sangue quotidiano, tutto il mondo animalista – dalle piccole realtà indipendenti ai grandi vertici nazionali – ha il dovere morale di fare muro. Non basta più l’indignazione sui social o i comunicati stampa di rito: serve una mobilitazione di massa, unita e senza sconti, per bloccare questo decreto sparatutto prima che sia troppo tardi.

La caccia non è una tradizione, è un pericolo pubblico. Le nostre campagne appartengono alla vita, non alle cartucce. _________________

L’APPROFONDIMENTO nel nostro articolo del 29 giugno 2026

Category: Cronaca

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