Natalina Di Pasquale, GIORNALISTA ARRIVISTA, L’ULTIMA CREAZIONE NELLE SUE STORIE DI TIZIANA FRANZUTTI: L’OCCASIONE PER TANTE DOMANDE, E QUALCHE RIFLESSIONE AL RIGUARDO

di Cristina Pipoli __________________
Tiziana Franzutti interpreta Natalina Di Pasquale, arrivista e ossessionata dalla propria immagine.
E’ l’ultima invenzione ne LE STORIE DI WILLIAM E TIZIANA
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Natalina è un personaggio costruito per raccontare, esasperandolo, un certo modo di intendere il giornalismo: non come servizio, ricerca della verità o attenzione verso le persone, ma come un percorso personale verso la notorietà.
È l’arrivismo a mandare avanti Natalina. Vuole emergere, vuole essere vista, vuole arrivare prima degli altri.
La notizia diventa quasi uno strumento, un mezzo per conquistare quella visibilità che considera indispensabile per costruire la propria carriera. E proprio per questo Natalina finisce per rappresentare quelle figure che hanno l’aspetto del giornalista, ne occupano il ruolo e ne utilizzano gli strumenti, ma sembrano aver smarrito ciò che dovrebbe stare al centro: la notizia e le persone che quella notizia racconta.
Dietro la sua arroganza c’è una convinzione precisa: per arrivare bisogna mostrarsi forti, perfetti, impeccabili.
Non bisogna chiedere permesso, bisogna prendere spazio. E forse è proprio questo il lato più interessante del personaggio: Natalina non aspetta che qualcuno le apra una porta. La vuole sfondare.
Prima di parlare di Natalina Di Pasquale, una piccola considerazione forse necessaria. Nel mondo del giornalismo capita che qualcuno confonda la collaborazione con la competizione, la crescita di un collega con una minaccia al proprio spazio e l’ambizione altrui con arroganza.
Ci sono persone che sembrano avere sempre bisogno di tenere gli altri un passo indietro, quasi che lasciare spazio a qualcuno significhi perderne per sé.
E così, invece di tendere una mano, si alza un muro. Invece di riconoscere un talento, lo si guarda con sospetto. Invece di creare spazio, lo si occupa tutto. E quando a questo si aggiunge quella certa aria da “io so, tu no”, quella distanza che sa di superiorità e quella fastidiosa puzza sotto il naso, diventa difficile capire dove finisca la professionalità e dove cominci semplicemente la paura della concorrenza.
Ed è proprio da qui che nasce Natalina Di Pasquale.
Nell’occasione abbiamo fatto quache domanda alla sua autrice, Tiziana Franzutti e le abbiamo esposto qualche riflessione sollecitata dalle sue risposte.
D- Natalina Di Pasquale, mentre sta raccontando una vicenda in cui è addirittura esplosa una bomba accanto a una RSA, sembra preoccuparsi soprattutto del fatto che la pioggia possa rovinarle la piega appena fatta dal parrucchiere. Quando Natalina attacca gli altri perché “non sono professionali”, non rischia di essere lei per prima a perdere di vista ciò che dovrebbe essere davvero importante in un servizio?
R- “Natalina Di Pasquale è un personaggio controverso. In qualche modo rispecchia una parte della nostra società: deve tenere tutto e tutti sotto controllo e l’apparenza conta più di ciò che si è realmente. Se non sei diretta, anche a costo di risultare antipatica, sei debole e quindi facilmente attaccabile”.
Riflessione: Forse Natalina non è soltanto una caricatura. È lo specchio deformante di un mondo nel quale mostrarsi forti è diventato più importante che esserlo davvero. E quando l’apparenza diventa una corazza, anche una goccia di pioggia può sembrare una minaccia. Ma viene da chiedersi: nel giornalismo, quanto spazio dovrebbe esserci per chi arriva dopo, per chi sta ancora cercando la propria voce? Perché la crescita di un collega deve essere vissuta come una minaccia? E quando l’ambizione di qualcuno viene scambiata per arroganza, non sarebbe forse il caso di chiedersi se a parlare sia davvero la professionalità o, semplicemente, la paura di perdere il proprio spazio?
D- In quella situazione, cosa viene prima per Natalina Di Pasquale: la notizia o la sua immagine?
R- “Assillata e quasi ossessionata dalla perfezione del proprio aspetto, Natalina mette l’immagine prima della notizia. È convinta che la prima cosa che arriva al pubblico sia l’immagine e solo dopo la professionalità. Si preoccupa principalmente di apparire e tratta i suoi collaboratori come servi incompetenti: il caffè non è alla giusta temperatura, l’inquadratura non è perfetta, la luce è troppo forte. Si perde così il lato umano delle persone. È una donna decisa a emergere e a fare carriera”.
Riflessione: Ma quando il narcisismo entra in redazione, dove finisce il giornalismo e dove comincia la costruzione di un personaggio? Se l’immagine della giornalista diventa più importante della storia che dovrebbe raccontare, siamo ancora davanti a un’informazione o davanti a una forma sofisticata di autorappresentazione? E quanto può diventare pericoloso un giornalismo nel quale il trucco, l’inquadratura, la posa, il modo di parlare e persino l’atteggiamento contano più delle persone che si hanno davanti? Forse la domanda più scomoda è proprio questa: quando una giornalista finisce per raccontare soprattutto sé stessa, chi sta davvero facendo notizia?
D- Natalina Di Pasquale sembra avere sempre un’opinione molto netta sugli altri. Ma quanto è severa con sé stessa quando si trova davanti a una situazione in cui anche lei potrebbe sbagliare?
R- “Con gli altri è intransigente: tutto ciò che fanno è sempre da rivedere. Anche lei non è immune dagli errori, ma i suoi sono piccoli errori veniali, cosucce che richiedono una minima aggiustatina. È molto sicura di sé e convinta che prima o poi troverà lo scoop che la farà finire in prima pagina e diventare famosa”.
Riflessione: Per gli altri l’errore è una colpa. Per lei è una parentesi. Ma non è forse questa una delle domande più scomode che un ambiente professionale dovrebbe porsi: chi controlla chi ha il potere di giudicare gli altri? Chi mette in discussione chi decide chi è bravo e chi non lo è?
E soprattutto: quanto è davvero meritocratico un sistema nel quale alcuni possono sbagliare, imparare e continuare a crescere, mentre ad altri basta un errore per essere marchiati, messi da parte o considerati presuntuosi perché hanno osato chiedere il proprio spazio?
D- Natalina Di Pasquale vuole apparire professionale, ma a volte è proprio lei a diventare protagonista del servizio. Non c’è il rischio che la giornalista finisca per rubare la scena alla notizia?
R- “Essendo egocentrica, è sempre protagonista, in ogni situazione. Vuole apparire, sembrare sempre pronta e performante, proprio come pretende la società in cui vive. Non può concedersi debolezze. Rubando la scena a chiunque, ritiene persino che la notizia stessa diventi più avvincente e convincente”.
Riflessione: Ed è qui che la domanda diventa ancora più scomoda: quando chi dovrebbe dirigere una redazione sceglie chi deve stare davanti e chi deve restare dietro, sta davvero premiando il talento o, qualche volta, sta semplicemente scegliendo chi gli somiglia, chi non mette in discussione gli equilibri e chi occupa già abbastanza spazio da non lasciarne agli altri?
Se una persona ambiziosa viene immediatamente definita arrogante, mentre chi esercita da anni il proprio potere sugli altri viene considerato autorevole, non dovremmo chiederci dove sia finito il confine tra autorevolezza e privilegio? E ancora: il giornalismo italiano dovrebbe costruire una squadra o una corte? Perché se per far emergere qualcuno bisogna necessariamente spegnere qualcun altro, forse il problema non è nell’ambizione di chi vuole emergere, ma in un sistema che non sa fare spazio.
D- Se Natalina Di Pasquale esistesse davvero e lavorasse nella sua redazione, lei la assumerebbe?
R- “Per certi aspetti sì. Ha la giusta ambizione, la sfacciataggine di proporsi agli altri con fermezza e la certezza che prima o poi arriverà il suo momento. Ma non lo attende di certo seduta in poltrona: se lo va a cercare, quel momento. Se lo prende”.
Riflessione: Siamo davvero sicuri che nel giornalismo italiano l’ambizione venga premiata? O viene premiata soltanto quando non mette in discussione chi è già arrivato? Perché è facile applaudire chi ha fame di successo finché quella fame non comincia a reclamare spazio. Ma quando una persona giovane, determinata o semplicemente convinta delle proprie capacità prova a farsi avanti, perché troppo spesso la prima reazione è quella di ridimensionarla, etichettarla o farle capire che “non è ancora il suo momento?” E chi decide quando quel momento è arrivato? Il talento, il lavoro o il permesso di chi occupa già quella posizione?
D- Natalina Di Pasquale è completamente inventata o, dietro di lei, c’è qualche giornalista reale che l’ha ispirata?
R- “È un personaggio ispirato a una soubrette italiana, molto presente in televisione, ma di cui non posso fare il nome. Altrimenti rischio la denuncia!“.
Riflessione:E forse anche questo anonimato dice qualcosa. Natalina può essere una maschera, ma le maschere funzionano soltanto quando dietro di esse riconosciamo qualcosa di vero. Quante volte, nel giornalismo e soprattutto in televisione, abbiamo visto trasformare il personaggio in professione, l’immagine in autorevolezza e la presenza scenica in competenza? Quanto conta ancora ciò che una persona sa raccontare e quanto, invece, conta quanto riesce a farsi guardare?
Se il pubblico finisce per ricordare più il volto del giornalista che la storia raccontata, abbiamo costruito un comunicatore o una celebrità? E soprattutto: quando l’immagine diventa il requisito principale per ottenere spazio, che fine fanno quelli che magari hanno talento, preparazione e qualcosa da dire, ma non possiedono ancora la vetrina giusta?
D- Quanto c’è di Tiziana Franzutti dentro Natalina Di Pasquale?
R- “Niente. Natalina è praticamente l’opposto di come sono io. È creata per essere il mio alter ego. Mi piacerebbe essere un po’come lei. Non si vergogna, mette in mostra il suo aspetto e il suo cattivo carattere per farsi rispettare. Per ottenere ciò che sogna combatte e se lo va a prendere. Io, invece, non ho ancora trovato quella chiave che apre la porta del coraggio“.
Riflessione: E forse è proprio qui che Natalina diventa più vera. Perché quanto spesso chi appare arrogante viene semplicemente definito “troppo”, mentre chi resta in silenzio viene premiato perché non disturba gli equilibri? Quante persone rinunciano a chiedere, a proporsi, a pretendere il proprio spazio per paura di essere giudicate presuntuose?
Siamo sicuri che il problema sia sempre nell’arroganza di chi si espone, o qualche volta nel sistema che rende necessario essere arroganti per essere finalmente visti?
Tiziana dice di non aver ancora trovato la chiave del coraggio. Ma forse quella chiave non serve per diventare Natalina. Serve per smettere di chiedere il permesso di essere sé stessi.
Perché Natalina combatte, si espone, pretende, si prende quello che vuole. Tiziana forse deve ancora imparare a farlo senza sentirsi in colpa.
E qui il personaggio diventa una domanda che riguarda tutti noi: che società stiamo costruendo, se per andare avanti sembra necessario essere arrivisti, sgomitare, occupare lo spazio degli altri e considerare ogni collega un possibile concorrente? Se per emergere bisogna necessariamente passare davanti a qualcuno, non stiamo forse trasformando la realizzazione personale in una gara permanente, dove il successo dell’uno sembra richiedere il ridimensionamento dell’altro?
Forse Natalina non è soltanto il ritratto di una donna arrivista. È il prodotto di una società che ci insegna che bisogna arrivare, a qualunque costo, prima che lo faccia qualcun altro. E così l’ambizione smette di essere una forza e diventa una lotta per la sopravvivenza: non più “voglio riuscire”, ma “devo riuscire prima di te”.
E allora resta una domanda, forse la più scomoda di tutte: questo è davvero giornalismo? Oppure è una carriera precostituita, costruita sulla competizione e sull’arrivismo, nella quale per conquistare uno spazio bisogna necessariamente toglierlo a qualcun altro, fino a compromettere la dignità professionale e umana di chi resta indietro? Quante persone sedute sulla poltrona, persone che hanno il potere di decidere, che hanno una certa rilevanza favoriscono questo meccanismo?
Category: Cultura


























