ZAPPING / BALSAMO PER IL CUORE

di Elena Vada __________________
È inutile sottolineare, la fatica, a volte il fastidio, disgusto e nausea, nel seguire quasi tutti i programmi televisivi, su ogni canale.
Personalmente sono stanca di polemiche, dibattiti, contestazioni, che, speriamo, abbiano soluzioni: rosse, nere, verdi, blu, a strisce… Come volete, basta ci siano.
Ieri sera, domenica 27 settembre, su Canale 5, è andato in onda in prima serata, un film, direi fuori moda: “Il mio nome è Carlo”, la storia di Carlo Acutis un ragazzo come tanti, morto, per una leucemia acuta, a soli quindici anni. Un ragazzo semplice, vissuto nell’ esempio d’amore di Cristo.
Siamo a venti anni dalla sua morte e a un anno dalla proclamazione a santo. Il film racconta la storia umana, di san Carlo Acutis, un “santo con i jeans e le sneakers”. Un bambino ed un ragazzo speciale, perché profondamente legato alla fede, ma anche appassionato di sport, informatica e videogiochi.
LA pellicola comincia dall’infanzia, quando a tre e poi a sei anni, incontra.. non so come dirvi… incontra Gesù ed il suo messaggio di fede.
Carlo è un bambino intelligente, vivacissimo e molto maturo. A soli undici anni, diventa catechista.
È sempre sorridente e generoso con i più sfortunati. Fa volontariato, cerca di comprendere ed aiutare i suoi coetanei.
Un adolescente apparentemente uguale a tanti altri, ma lui, Carlo, è capace di lasciare un’impronta, nella vita di chiunque incroci la sua strada.
Lascia un segno, un’idea, un’ispirazione, una curiosità, che fa meditare, fa pensare a qualcosa che forse c’è, se la cerchi, anche se non si vede. La fede è un mistero.
Un malore improvviso sorprende il ragazzo ed un medico comunica la terribile diagnosi: leucemia fulminante. Una malattia che Carlo affronterà con grande serenità, fino alla morte.
La sua frase più celebre: “Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie. Io non voglio”.
…. Ed ora, di sicuro, stiamo pensando ai nostri figli e nipoti, tutti col telefonino in mano… ormai riusciamo a comunicare solo così, (lacrimuccia,vero?!)
Il film emoziona perché racconta la storia di un ragazzo normale, sportivo, scherzoso, che diventa speciale quando è “…Toccato da una grazia che ha saputo cogliere!”, come disse la madre Antonia, presentandolo morto, a quindici anni.
Questo, secondo me, è il vero miracolo: “Saper cogliere quel segnale” che credo, ogni Cristiano Cattolico, prima o poi, riceve.
Papa Francesco (2023) disse: “I Santi non sono eroi”…
Sono sicura che tutti, abbiamo incontrato alcuni di loro, ” i Santi della porta accanto”: persone generose che, con l’aiuto di Dio, hanno risposto al dono ricevuto.
Qualsiasi sia la fede che professiamo, prendiamo esempio da Carlo Acutis, cercando d’ essere… “semplicemente” tolleranti e caritatevoli verso il prossimo, che siamo TUTTI, TUTTI!
Category: Costume e società, Cultura



























I nostri.figli e nipoti li abbiamo cresciuti così, lo sai! Grazie del commento. Potevi essere più commovente!
Le tue amiche delle panchine.