POLVERE DI STELLE / LA ‘MALIZIA’ DI LAURA ANTONELLI

| 8 Novembre 2026 | 1 Comment

di Elena Vada ________________

Sembra strano, ma, per una donna è difficile vivere da “Bella” nel cinema, come nella vita quotidiana, lo confermano le storie personali, di tante attrici che abbiamo conosciuto… e poi c’è bellezza e bellezza: soave, virginale, aggressiva, esotica, altera, prepotente, dolce, elegante, superba, sensuale, sofisticata, eccetera …

Com’era Laura Antonelli? TUTTO

Lei disse: “Sono bassina, un po’ tondetta e ho le gambe piuttosto corte. Chissà perché piaccio?”

Senza tema di smentita, vi garantisco che Laura Antonelli era di una bellezza unica e affascinante. Cosce, fondoschiena, seno, viso, sguardo, erano autentici, carnali e tremendamente erotici.

Insieme alle attrici (di cui parleremo) Femi Benussi, Alida Valli e Sylva Koscina, fu una delle componenti del gruppo definito “delle bellissime quattro dalmato-istriane”.

Laura Antonaz (suo vero cognome) nacque a Pola (ancora italiana), il 28 novembre 1941. Durante l’esodo istriano, si trasferì a Napoli, dove si diplomò. A Roma, fece l’ insegnante di educazione fisica. A ventiquattro anni, Laura Antonelli sposò l’antiquario Enrico Piacentini, ma il matrimonio ebbe vita breve. Dopo ebbe una relazione con il comico Mario Marenco.

Cominciò la carriera girando alcuni Caroselli (Coca Cola) e nei fotoromanzi.

Ma la sua bellezza non poteva passare inosservata. Laura costruì la propria carriera, intorno al suo corpo femminile perfetto, soprannominato all’epoca “a forma di violoncello”, rimasto nella memoria collettiva come uno dei più grandi simboli di fascino ed erotismo, sia in Italia che all’estero. 

Nel cinema iniziò con piccoli ruoli, in vari film: Il magnifico cornuto di A. Pietrangeli (1964) e Le sedicenni di L. Petrini (1965).

Nel 1969 fu protagonista nel film ‘Venere in Pelliccia’ del regista M. Dallamano: CENSURATO, che sei anni più tardi, fu riproposto con il titolo ‘Le malizie di Venere‘ (1975).

Recitò ne “Il merlo maschio” (1971) regia di Pasquale Festa Campanile. Il suo partner, Lando Buzzanca, in quella occasione dichiarò: “È la più bella schiena nuda mai apparsa sullo schermo, dopo quella di Marilyn Monroe”. 

Fu il film Malizia, (1973) regia di Salvatore Samperi, che le diede successo e notorietà:

“La cameriera Angela (da lei interpretata), nella film, diventa l’oggetto del desiderio del capofamiglia, vedovo cinquantenne (Turi Ferro) e del suo secondogenito quattordicenne (Alessandro Momo)”.

Un triangolo scabroso, molto contestato all’ epoca, che però la consacrò Diva e “Sex-Symbol” della “commedia erotica all’ italiana”, anni settanta. Senza troppa fatica capovolse la graduatoria delle super-sexy dell’ epoca, superando: Brigitte Bardot, Sophia Loren, Marylin Monroe.

Per il ruolo in questo film vinse il Nastro d’Argento come ‘migliore attrice protagonista’ e il Globo d’oro per ‘miglior attrice rivelazione’. 

“Malizia”, incassò sei miliardi di lire (una cifra spropositata, senza precedenti), diventando un cult movie ed entrando  prepotentemente, nell’immaginario erotico degli italiani, che s’innamorarono di lei, riempiendo le sale.

Il cachet dell’ Antonelli passò da quattro a cento milioni di lire, per film. 

L’ etichetta, di ‘diva erotica’ le rimase incollata addosso, anche quando diede dimostrazione di essere un’ ottima attrice, interpretando pellicole cinematografiche, ben lontane da “donne porno”.

Ma tutti gli italiani continuarono ad immaginarla in reggicalze sulla scala, o mentre eseguiva un piccante spogliarello spiata da un lucernario, o faceva cadere a terra le mutandine, durante una pausa pranzo o mentre cuciva ed alzava la gonna, per l’afa siciliana.

Nel 1972 recitò nel bel film “Trappola per un lupo” (commedia nera) di C.Chabrol. Sul set, conobbe Jean-Paul Belmondo, di cui s’innamorò follemente e che resterà per lungo tempo, suo compagno di vita. Un rapporto travagliato, tra alti e bassi.

Lavorò per Dino Risi in Sessomatto, per Luigi Comencini in Mio Dio, come sono caduta in basso! e ritornò con Samperi per Peccato veniale, ancora con Alessandro Momo. 

Nel film “Divina creatura” (1975) di Giuseppe Patroni Griffi, ci fu un suo nudo integrale, della durata di sette minuti. Un’eternità per quell’epoca! Antonelli fu giudicata “inascoltabile” ed incapace di dare spessore al suo personaggio… ma c’era  il nudo che parlava per lei!

A queste pellicole, si aggiunsero titoli come L’innocente (1977) di Luchino Visconti, Gran bollito (1977) di Mauro Bolognini

Per Passione d’amore (1981) di Ettore Scola, si guadagnò un David di Donatello come “miglior attrice non protagonista”.

Nel 1979, lavorò per il non facile Alberto Sordi. Il regista Tonino Cervi la inserì nel cast di Malato immaginario e L’Avaro… 

e se la cavó benissimo

Dal 1981 girò ancora pellicole legata al filone erotico, come Casta e pura, con un giovane Massimo Ranieri e diretta ancora una volta da Samperi.

Ebbe successo  in TV,  con le miniserie Gli indifferenti (1988) di Mauro Bolognini e Disperatamente Giulia (1989) di Enrico Maria Salerno.

Per Luchino Visconti era “la donna più bella dell’universo!”.

Giancarlo Giannini disse:”Ero imbarazzato per quanto era bella. Era anche di una timidezza e bontà d’animo disarmante. Lavorando con un regista esigente come Visconti, ha mostrato doti di attrice drammatica, oltre alle capacità comiche mostrate in “Sesso matto”.

Nel 1991, la sua vita subì una svolta drammatica a causa di un intervento di chirurgia estetica al volto, che le causò una grave reazione allergica al botox (edema di Quincke).

Nello stesso anno fu arrestata per possesso

di stupefacenti. Nella notte del 27 aprile nella villa dell’attrice, a Cerveteri, i carabinieri trovarono 36 grammi di cocaina.  Laura Antonelli fu arrestata e in seguito condannata in primo grado, a tre anni e sei mesi di carcere, da cui fu poi completamente assolta nel 2000, dopo un lungo calvario giudiziario.

Una vita ricca di successo, d’improvviso interrotta e precipitata a causa delle sue debolezze e di una certa ipocrisia nostrana.

Tutti ricorderanno l’accorato appello che Lino Banfi fece nel 2010, attraverso il Corriere della sera: una richiesta affinché fosse fatto qualcosa per lei, Laura, ormai alla deriva: “L’ho incontrata, dice che le resta poco da vivere. Ci ha fatto sognare, ora ha solo la pensione di 510 euro”. Lei rifiutò ogni aiuto.

Disse:” Forse non ero tagliata per fare l’attrice. Non ero preparata ad affrontare quella carriera, il successo, la popolarità, quell’ambiente, con le illusioni e le delusioni. Sono sempre stata una persona semplice, timida, attaccata ai valori della famiglia….”

Il 22 giugno 2015, all’età di 73 anni, venne trovata morta (infarto) dalla badante, nella sua casa di Ladispoli. Questo triste epilogo riaccese il dibattito sulla solitudine e sulla mancanza di tutele (come la legge Bacchelli) per le grandi stelle del cinema italiano.

Si spense così la donna che Samperi definì “l’Angelo, una faccia da Madonna, un corpo da mamma, tutto quello che nell’immaginario maschile si fa mistero.

Ma chi era davvero Laura: una donna timida, fragile, introversa ed ‘insicura’, che nel tentativo di curare la propria immagine e provare a rilanciarsi, si perse definitivamente.

Di lei dissero:

“Laura Antonelli un volto d’Angelo, su un corpo da peccato” – “Una splendida statua di sale” – “Una donna divorante, dal fascino torbido e inquietante”.

A causa del tracollo psicologico, fu ricoverata più volte nel reparto di igiene mentale dell’ospedale di Civitavecchia. 

Sappiamo, dalle sue parole, che Laura provó sempre, un enorme senso di vuoto interiore, che non riuscì mai a colmare, né col successo, né con la ricchezza, né con l’ amore. 

Non solo un corpo. Un attrice da rivalutare come attrice, dal punto di vista artistico. 

… Il film che davvero recitó per tutta la vita, non è Malizia, ma “Mestizia”… e nessuno lo comprese mai…

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( 64 – continua )

Category: Cultura

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Comments (1)

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  1. Giusy ha detto:

    Veramente bello

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