SEMPRE PIU’ GRAVI LE PROBLEMATICHE NEL CARCERE DI BORGO SAN NICOLA. LE PROPOSTE DEL SINDACATO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA PER AFFRONTARLE

Riceviamo e volentieri pubblichiamo ____________
Sovraffollamento, necessità di potenziamento strutturale, tecnologico, e fondamentale incremento dell’organico di Polizia
Con una nota inviata ai vertici del Provveditorato Regionale per l’Amministrazione penitenziaria di Bari, la Segreteria Regionale dell’Al.Si.P.Pe (Alleanza Sindacale Polizia Penitenziaria), pone l’accento sulle gravi problematiche che attanagliano la Casa Circondariale di Lecce
Nuovo Complesso, tra sovraffollamento, necessità di potenziamento strutturale, tecnologico, e fondamentale e non più rinviabile incremento dell’organico di Polizia Penitenziaria.
Nonostante l’abnegazione e l’impegno profuso quotidianamente dalla Direzione, dal Comando di Reparto e, in modo particolare, dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria chiamati ad operare in condizioni di costante sacrificio, il sistema sembra aver raggiunto una soglia di criticità non più sostenibile.
L’attuale scenario non permette ulteriori indugi, commenta il Segretario Regionale dell’Al.Si.P.Pe. Roger Durante; sentiamo il dovere di agire come organo di stimolo affinché vengano poste in essere tutte le iniziative di competenza e, contestualmente, vengano interessate le Autorità Centrali dell’Amministrazione per porre un argine a un sistema ormai prossimo al collasso. Di seguito alcune delle criticita’ evidenziate nella nota:
1. Sicurezza e ordine interno: il rischio di “guerriglia”
Il quotidiano bollettino degli eventi critici ha raggiunto livelli d’allarme non più sostenibili. Le aggressioni al personale di Polizia Penitenziaria sono ormai sistematiche, ma ciò che desta maggiore preoccupazione è
l’incessante introduzione illecita di oggetti non consentiti: telefoni cellulari, sostanze stupefacenti e, dato ancor
più inquietante, armi bianche anche rudimentali.
Se le sostanze stupefacenti sono destinate ad alimentare la piazza di spaccio interna, gli smartphone rappresentano strumenti idonei a eludere il regime detentivo e a mantenere vivi i contatti con le consorterie criminali esterne. È fondamentale insistere sulla pericolosità degli smartphone, insiste Durante; non servono solo per “salutare i parenti”, ma per ordinare omicidi, gestire traffici di droga esterni e intimidire testimoni.
L’ingresso di oggetti atti ad offendere in un istituto di pena rappresenta da sempre un segnale allarmante: indica la volontà delle organizzazioni criminali di elevare il livello dello scontro interno, probabilmente per il
controllo dei traffici illeciti o per faide tra clan contrapposti. L’introduzione di specifici oggetti atti ad offendere è un fatto qualitativamente diverso dal semplice possesso di un rudimentale punteruolo, poiché identificabile come arma da offesa premeditata (art. 4, legge 18 aprile 1975 n. 110), non uno strumento di difesa improvvisato. Questo, sostiene il sindacato, denota una militarizzazione delle fazioni interne e la preparazione ad azioni di vera e propria guerriglia e regolamenti di conti interni.
Di fronte a tale deriva, nonostante (lo ribadiamo) l’impegno delle autorità di vertice del penitenziario e le continue rinunce cui il Personale di Polizia Penitenziaria è chiamato, si avverte la sensazione di uno Stato che
“sta a guardare” impotente, in balia di un caos che rischia di travolgere le istituzioni.
2. Sovraffollamento e fallimento della missione rieducativa
Il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena (Art. 27 Cost.) e le previsioni dell’Art. 1 della Legge 354/1975 sembrano oggi esistere quasi esclusivamente sulla carta. È assente una politica penitenziaria di gestione e reinserimento concreta, poiché il sovraffollamento fuori controllo annulla ogni spazio di
manovra, rendendo altresì inefficace ogni provvedimento disciplinare irrogato dall’apposito organo collegiale.
Tale condizione, insiste il segretario regionale, scoraggia persino quei pochi detenuti volenterosi di intraprendere percorsi di recupero,
trasformando l’istituto in un mero contenitore di tensioni sociali piuttosto che in un luogo di riabilitazione.
3. Il ruolo della Polizia Penitenziaria tra tutela dell’ordine pubblico e sicurezza sul lavoro
La Polizia Penitenziaria opera in un clima di costante precarietà psicofisica in un contesto lavorativo caratterizzato da croniche carenze di organico e risorse, confermandosi ultimo baluardo di legalità, operando con silenzioso sacrificio e dedizione a tutela delle Istituzioni e della sicurezza pubblica.
Il mancato controllo dei circuiti detentivi e la difficoltà ad utilizzare gli strumenti di difesa passiva espongono i lavoratori a rischi che eccedono ampiamente i limiti previsti dal D.Lgs. 81/2008. Non si può chiedere ulteriore sacrificio a chi già garantisce la tenuta del sistema con la sola forza della propria abnegazione, in assenza di una strategia gestionale di ampio respiro.
4. Proposte e Richieste di Intervento
A.L.Si.P.Pe chiede con spirito propositivo ce che l’Istituzione regionale si faccia interprete presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per ottenere:
• Interventi di deflazione della popolazione detentiva, prevedendo un piano straordinario di trasferimenti;
fuori regione per alleggerire la pressione sull’istituto di Lecce.
• Potenziamento strutturale, tecnologico e di organico, attraverso l’installazione di grate antintrusione/antigetto nei reparti dove non sono ancora presenti, l’invio di strumentazioni avanzate per il contrasto all’introduzione di illeciti e l’integrazione delle unità di Polizia Penitenziaria;
• L’incremento dell’organico di Polizia Penitenziaria per far sì che il personale non si senta isolato nella
gestione delle criticità più acute, ripristinando la consapevolezza di una presenza autorevole dello Stato.
Per concludere, continua il sindacalista, la nostra non è una polemica, ma una richiesta di aiuto istituzionale rivolto al Provveditorato regionale, confidando in un pronto interessamento che porti atti concreti per evitare che l’attuale stato di caos degeneri in eventi irreparabili.
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