L’ARCHIETTTURA DELL’ILLECITO: D’ALEMA E LA DEMITIZZAZIONE DELLA “SUPERIORITA’ MORALE”
Melcore Valerio_______L’intervista rilasciata da Massimo D’Alema a Corrado Augias su La7 non è stata solo una rievocazione storica, ma una vera e propria autopsia del potere durante la Prima Repubblica. Le sue parole, se analizzate con occhio critico, smontano il mito della “superiorità morale” della sinistra, rivelando una dicotomia strutturale tra due modi opposti di gestire l’illegalità politica: il modello “artigianale” della Democrazia Cristiana e quello “industriale-collettivo” del PCI-PDS.
Il cuore della distinzione è quasi sociologico. Da un lato abbiamo la Democrazia Cristiana (DC)e i suoi alleati (in primis il PSI), che operavano come una confederazione di “cani sciolti”. In questo contesto, la corruzione era atomizzata, il singolo notabile gestiva la mazzetta per fini clientelari diretti. Questo legame immediato tra dazione di denaro e consenso rendeva il politico vulnerabile, la prova del reato era lineare, il “fango” rimaneva attaccato alle mani del singolo, rendendo l’azione giudiziaria tecnicamente agevole.
Dall’altro lato, il PCI (poi PDS) agiva come un’entità collettiva organica. Qui la corruzione non era un vizio individuale, ma un ingranaggio di sistema. Il denaro non serviva (inizialmente) all’arricchimento del singolo, ma al sostentamento di una “macchina” ideologica immensa.
L’innovazione del modello comunista risiedeva nella cultura dell’illecito. O meglio nell’illecito reso cultura. Le risorse extra-legali venivano filtrate attraverso una rete capillare di: Associazionismo diffuso e cooperative, come Centri culturali e case del popolo, Festival dell’Unità, testate giornalistiche e strutture ricreative.
Questo processo operava un vero e proprio “lavaggio” del denaro: il provento della corruzione perdeva la sua connotazione di reato per trasformarsi in “linfa per la causa”. I più vecchi dei nostri lettori ricorderanno la critica alla Questione Morale di Berlinguer: mentre il PCI pontificava sulla pulizia delle mani, l’architettura burocratica del partito separava fisicamente e legalmente il dirigente dall’atto materiale del passaggio di denaro. Il deputato restava “pulito” perché il “lavoro sporco” era diluito in mille rivoli associativi.
Il controllo non era solo finanziario, ma esistenziale. La “rete” offriva protezione e successo in cambio di fedeltà assoluta. Un esempio emblematico è quello di Edoardo Bennato. Il cantautore ha spesso raccontato come il successo fosse facilitato dall’inserimento nei circuiti del Partito, che però richiedevano in cambio una disponibilità totale alla causa. Il celebre brano “Sono solo canzonette” può essere letto proprio come una denuncia di questo sistema ricattatorio e delle forzature di una rete che non ammetteva cani sciolti.
Questa analisi spiega perché la magistratura, durante la stagione di Mani Pulite, abbia colpito con più facilità il CAF (Craxi-Andreotti-Forlani). Non si trattava necessariamente di parzialità ideologica dei giudici, ma di una oggettiva difficoltà tecnica, penetrare la cortina fumogena di schermi societari e onlus della sinistra era infinitamente più complesso che seguire la traccia di una mazzetta consegnata in una borsa di pelle in un ufficio ministeriale.
E oggi? Cosa è cambiato?
In sintesi, il tramonto della Prima Repubblica ha messo a nudo due modelli: i “dilettanti del malaffare” (la DC), incapaci di proteggere il proprio sistema, e i “professionisti dell’istituzionalizzazione” (la sinistra), capaci di rendere l’illecito invisibile al codice penale per decenni attraverso la cultura.
Oggi, quella che il segretario del PCI/PDS Achille Occhetto definiva la “gioiosa macchina da guerra” non ha più la compattezza ideologica di un tempo, ma l’eredità di quel modello persiste nella occupazione dei gangli vitali della società civile (fondazioni, banche, partecipate pubbliche, terzo settore).
Mentre il centrodestra spesso eredita il modello “atomizzato” e quindi più fragile davanti alle inchieste, la sinistra moderna sembra aver sostituito l’ideologia con la governance. Il potere non passa più necessariamente per la “valigetta”, ma per la gestione di bandi, nomine e flussi finanziari europei all’interno di una rete che è diventata tecnocratica. La “superiorità morale” si è trasformata in “competenza amministrativa”, ma la struttura della rete che protegge i propri e scherma le responsabilità, appare ancora oggi come l’evoluzione diretta di quell’architettura descritta da D’Alema.
Category: Costume e società






























