COME E’ TRISTE VENEZI

di Giuseppe Puppo ________________
Nomen omen. Proprio vero: ci portiamo nel nome il nostro destino.
E facciamo partire la canzone di Charles Aznavour.
Due giorni dopo essere stata licenziata dal Teatro La Fenice di Venezia dove da sei mesi era stata nominata direttrice fra continue contestazioni degli orchestrali e dei dirigenti della Fondazione, oggi Beatrice Venezi, 36 anni, di Lucca, rompe il silenzio e parla al telefono con Monica Guerzoni per un’intervista al Corriere della Sera che dovrebbe rimanere agli atti della storia della cultura italiana e dei rapporti sempre più problematici con essa della destra politica, ora Fratelli d’Italia per essere precisi, e della sinistra, ora Partito Democratico, con i suoi formidabili meccanismi di potere.
E che ha detto oggi Venezi? Beh, si è levata qualche sassolino dalle scarpe. Giacché c’era, poi anche un po’ del fango in cui aveva dovuto camminare in questi mesi.
Vediamo, con un sottofondo che scegliamo noi in suo onore e onore al merito: i concerti di Vivaldi recuperati proprio fra Lucca e Siena dalla violinista Olga Rudge, l’amore della vita di Ezra Pound, che sempre oggi dalla sua tomba nell’isola di San Michele avrà ricevuto silente e corrucciato l’eco clamorosa della tristezza.
“Sono serena. Sto ricevendo migliaia di messaggi, mail e commenti social. Un’ondata di affetto dall’Italia e dall’estero perché la notizia è esplosa nel mondo”.
Ma non dal suo partito di riferimento:
“Non ho sentito nessuno di Fratelli d’Italia”.
Nominata dalla politica?
“Non ho tessere e non sono funzionale a nessuno. Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via. Non sono stata difesa perché non sono organica al partito. Se tornassi indietro non cederei alla richiesta insistente di Meloni di suonare a un convegno di Fratelli d’Italia prima del voto del 2022. Guardi quanti danni ho avuto in cambio.
Io non ho mai fatto politica. Non vengo nemmeno da una famiglia di musicisti. Io mi sono fatta da sola. Poi è chiaro, a 36 anni non posso avere il curriculum di chi ne ha 70, ma sono direttore ospite principale del Teatro Colón di Buenos Aires e ho portato avanti progetti innovativi”.
Ora starò alla larga dalla politica, questo è poco ma sicuro”.
Ma sì, questa destra politica che poco e punto capisce di cultura, che anzi considera gli artisti alla stregua di pericolosi intellettuali, perché difficilmente adattabili, così ha fatto in passato e così continua a fare, relegando alla solitudine chi non è organico e chi si è fatto da solo, estraneo ai privilegi del censo, alle baronie universitarie, ai salotti buoni e alle logge massoniche.
Poi le invidie degli addetti ai lavori interni e le miserie umane degli addetti ai lavori esterni fanno il resto.
Ma adesso per lo sfogo di Beatrice Venezi cambiamo registro musicale, dalla tristezza allo sconforto vero e proprio, ma siamo sempre in zona, Mogliano Veneto di Giuseppe Berto, uno di quelli di cui dicevo prima: attacchiamo ora la colonna sonora di Anonimo Veneziano, che ha per protagonista un musicista, primo oboe proprio della Fenice di Venezia, il quale non è riuscito a diventare un grande direttore d’orchestra come sperava; se non nel finale, quando dirige come colonna sonora nel film omonimo l’adagio dal concerto in Re minore di Alessandro Marcello.
Così continua Beatrice Venezi:
“Io non ho ho accusato nessuno di nepotismo. Ma vogliamo parlare della disparità di trattamento nei miei confronti? I dipendenti sono andati avanti per mesi con denigrazioni e diffamazioni, con il tacito consenso del sovrintendente È stata concessa all’orchestra una vera e propria campagna di odio contro di me, con spillette e volantini. Hanno messo in discussione la mia competenza e il mio percorso. Ho trovato di cattivo gusto le ovazioni degli orchestrali per il mio licenziamento. È l’atteggiamento più lontano dalla musica e dalla cultura che si possa immaginare. E’ stata una vera e propria campagna diffamatoria, negli ultimi mesi ho subito anche forme di bullismo, nessuno mi ha difeso”.
E’ questo è il degrado della politica, il triste retaggio delle ideologie dal cui tunnel buio evidentemente non siamo ancora del tutto usciti, l’odio farneticante per il nemico che alligna residuale in alcuni settori della sinistra.
Coraggio, Beatrice! Incipit vita nova. Lo vede
sull’ombra delle acque / in questa tua Venezia, / dinanzi alla santità / dell’ombra della tua ancella, mi sono coperto gli occhi, o Dio delle acque, o Dio del silenzio / Purifiez nos coeurs
il volto di Ezra Pound, con le mani aperte davanti al suo viso?
Non è più arrabbiato. Ora è sereno, le indica “What Thou Lovest Well…” e poi anzi le sorride:
“Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità“.
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