I VECCHI LIBRI NON MUOIONO MAI / PINOCCHIO VITTIMA DI MALAGIUSTIZIA

di Raffaele Polo _____________
Nonostante l’età, è ancora lettura validissima e, anzi, la si sta recuperando ad uso e consumo degli adulti. Degli adulti intelligenti, oseremmo dire, di chi sa leggere tra le righe e non riesce a capire come, ad esempio, Moby Dick e I viaggi di Gulliver siano finiti nella letteratura per l’infanzia: il primo un cupo riecheggiare di profezie bibliche e il secondo un vero e proprio trattato politico sui governi del tempo… Allora, Pinocchio è una garbatissima e raffinata satira del mondo che ci circonda, anche oggi, sembra incredibile, ma l’animo umano è sempre uguale, nonostante tecnologia e progresso…
Facciamo un esempio: Pinocchio viene derubato degli zecchini donatigli da Mangiafuoco e si rivolge al giudice. Costui, è un grosso scimmione che ha un particolare molto interessante: ha degli occhiali ‘senza lenti’. Ora, cosa avrà voluto dire Collodi con la costruzione di questa creatura demandata a giudicare e condannare? Forse che la Giustizia si fornisce di occhiali per far vedere e dimostrare la sua voglia di mettere a fuoco tutte le immagini. Ma gli occhiali sono solo uno stratagemma praticamente inutile perché…non hanno lenti. E, difatti, Pinocchio, che ha subito il furto, viene condannato e imprigionato. Ma non finisce qui. Perché, con una amnistia concessa a tutti i colpevoli, si svuota la prigione del nostro burattino. Che la guardia, però, lascia chiuso dietro le sbarre.
Alle rimostranze di Pinocchio, il custode afferma serafico che l’amnistia è per tutti i colpevoli. “E voi, siete colpevole o innocente?”, sorride al burattino. Che, dal canto suo, mangia la foglia e proclama: “Colpevole!”. “Quand’è così” afferma il secondino, aprendo la porta della prigione “Prego, potete accomodarvi…”. E Collodi aggiunge ‘…cavandosi il cappello.’
Questa scena io la ricordo sempre, è uno dei momenti più intriganti della mia lettura di Pinocchio.
Oggi l’ho cercata proprio in una vecchia e pregevole edizione, tenuta in buona evidenza dal curatore della rivendita di libri di antiquariato, più che ‘usati’. Era l’edizione illustrata da Mussino, ho indugiato sulle immagini che hanno accompagnato la mia infanzia: il Grillo Parlante, i Gendarmi, il Pescatore Verde, il terribile serpente, il Pesce Cane, gli ineffabili conigli con la bara… Poi, eccolo lì, il nostro Giudice, e la guardia che si cava il cappello, ci sono ancora, non è mutato proprio nulla.
Questo libro, questa edizione rappresenta un pezzo importante della mia vita. E lo è stato, certamente, per tanti miei coetanei e anche per chi è venuto dopo e ha imparato a conoscere Pinocchio da queste illustrazioni, sublimate dalla conclusione di un Pinocchio che osserva sé stesso, abbandonato in un angolo e lo scruta con commiserazione, meditando di come fosse stata la sua esistenza precedente… Pare quello che, in un altro libro, Baudrillard inserisce come copertina al suo “L’altro visto da sé”, dove un uomo, seduto in poltrona, guarda lo schermo TV dove c’è la sua immagine replicata, seduta in poltrona, che lo sta scrutando…
Ho cercato anche questo libro fra i tanti offerti dal gentile proprietario della bancarella che, sorridendo, mi ha suggeito: “Provi, cerchi, magari c’è…”
E mi è sembrato adombrare il secondino che ha aperto la porta della cella. Ma non si è cavato il cappello…
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( 3 – continua )






























