MARIO CAPANNA, IL CAPO DEI KATANGA OSPITE A CAMPI DELLA CITTA’ DEL LIBRO

| 13 Dicembre 2014 | 1 Comment

m.v.*****

Negli anni ’70 i figli della buona borghesia milanese, giocavano a fare i rivoluzionari, dicevano di combattere il sistema, poi, quel sistema li accolse, li coccolò e permise loro di fare la loro brava arrampicata sociale.  Tra quei giovani rivoluzionari spiccava Mario Capanna.
Tanti gli episodi che lo hanno visto coinvolto, ma in quest’occasione ci piace ricordarne uno. Il 5 febbraio 1973  Mario Capanna, in concorso con altri, venne arrestato per aver aggredito qualche giorno prima,  Giuseppe Schiavinato, l’allora Rettore dell’Università Statale di Milano.
Oggi invece,  il Rettore dell’Università del Salento, Vincenzo Zara, va a rendere omaggio al capo dei Katanga.
Chi erano costoro? Potete leggerlo sull’articolo del giornalista del Fatto Quotidiano, Massimo Fini, amico di Capanna, al quale rimprovera  la troppa facilità con cui si auto assolve, giustificando un periodo caratterizzato da violenza e omicidi.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/miserabili-quegli-anni-massimo-fini-risponde-mario-capanna-anni-84162.htm

Un altro articolo sui Katanga lo ha scritto Giampaolo Pansa, uno scrittore di sinistra che fa arrabbiare i comunisti perchè ricorda loro, gli avvenimenti che li hanno visti protagonisti.

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/738028/Ieri-Katanga–oggi-no-global.html

Ecco alcuni passaggi dell’articolo di Pansa.

«La spranga è al potere» scrisse la  Rivista anarchica, raccontando quanto avveniva alla Statale: «Il Movimento studentesco ha organizzato una mini-Ghepeu che mette in scena una grottesca riedizione dei metodi staliniani: aggressione fisica e poi calunnia». Il braccio armato era quello dei Katanga. Pronti a pestare il fascista, ma pure il sindacalista socialista e lo studente ebreo.
I Katanga avevano fatto scuola. E anche negli altri gruppi ultrà nacquero corpi speciali in grado di eguagliare le loro imprese e spesso di fare meglio. Tra i commandos più violenti spiccavano quelli di Avanguardia Operaia. Furono loro ad assalire uno studente di 19 anni, Sergio Ramelli. Era un fascista, iscritto al Fronte della gioventù missina: un ragazzo smilzo, il contrario del picchiatore. Non aveva mai aggredito nessuno, si limitava ad attaccare i manifesti del Fronte.
All’Istituto tecnico Molinari lo tormentarono in tutti i modi. Il suo tema in classe sulla Resistenza non piacque per niente agli staliniani di Avanguardia e degli altri gruppi dominanti in quella scuola: Lotta continua e il Movimento. Lo processarono durante un’assemblea. Ne decretarono l’espulsione dal Molinari. Quindi scrissero sui muri la sentenza: “Ramelli fascista, sei il primo della lista”.
Lo aspettarono sotto casa e gli sfondarono il cranio a sprangate…cinque ore di ‘intervento per ricostruirgli la calotta cranica….morì dopo 47 giorni d’agonia.

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Ed eccovi il Comunicato stampa.

Un gradito ritorno per la Città del Libro e per Campi Salentina. Mario Capanna presenta “Scienza Bene Comune. Oltre lo spread della conoscenza”. Oggi, sabato 13 Dicembre, ore 19, Auditorium Dante Alighieri del Centro Fieristico.

 

Dialogheranno con lui Nicola Grasso, docente di Diritto Costituzionale, Alberto Basset, ordinario di Ecologia e Vincenzo Zara, Magnifico Rettore dell’Università del Salento. Lo scrittore, presidente della Fondazione Diritti Genetici ed ex leader del Movimento studentesco del ’68, si interroga sugli effetti della scienza applicata alla tecnologia e sull’egemonia dello scientismo e il suo intreccio d’affari col sistema tecno-finanziario.

 

L’idea nasce da un breve saggio che lo stesso Capanna ha inviato a vari studiosi e intellettuali, chiedendo loro un commento da pubblicare sul web. All’interno del libro vengono raccolti numerosi contributi di firme eccelse: da Gustavo Zagrebelsky a Nadia Urbinati, da Emanuele Severino a Marcello Cini e Bartolomeo Sorge.

 

L’intento è quello di dare vita a una riflessione sul rapporto tra scienza e società. In particolar modo l’autore vuole portare a riflettere sulla necessità di promuovere una maggiore partecipazione democratica alla ricerca scientifica, nel campo delle scienze della vita.

 

Come afferma lo stesso autore: “La scienza decide della nostra vita ma noi non possiamo decidere della scienza. La democrazia, ridotta sempre più a delega, rende i cittadini spettatori passivi, privi della possibilità di intervenire nelle dinamiche della scienza”.

 

 

Ufficio Comunicazione e Stampa

Fondazione Città del Libro

Responsabile: Marco Maci

Stefania De Cesare . Marcella Negro . Rosario Rizzo

ufficiostampa@cittadellibro.net – 347.1787131

Category: Costume e società

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Comments (1)

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  1. Tonio De Giorgi ha detto:

    Una volta nelle università italiane vi era la partecipazione democratica alla ricerca scientifica. Infatti gli amici di Capanna si laureavano con gli esami di gruppo e chiave inglese in tasca.

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