DIARIO DEL GIORNO / SABATO 18 APRILE 2026

| 18 Aprile 2026 | 0 Comments

Buongiorno!

Oggi è sabato 18 aprile 2026.

San Galdino.

La nostra amica Barbara Tornese festeggia il suo compleanno: tanti auguri!

Il 18 aprile 1973, a fronte degli indizi e riscontri raccolti, per la strage di Primavalle, in cui morirono bruciati Virgilio e Stefano Mattei, vennero spiccati tre mandati di arresto per i presunti responsabili, aderenti a ‘Potere Operaio’: Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo. Mentre Lollo venne subito catturato quello stesso giorno, gli altri riuscirono a sfuggire all’arresto e si diedero alla latitanza, riparando in Svizzera.

Nella notte del 16 aprile 1973,  si recano  presso l’abitazione di Mario Mattei, netturbino e segretario del Movimento Sociale Italiano della sezione Giarabud del quartiere popolare di Roma. Alle 3 di notte, versarono cinque litri di benzina sotto la porta d’ingresso dell’appartamento abitato dalla famiglia composta da Mattei, dalla moglie Anna Maria e sei figli, al terzo piano delle case popolari di via Bernardo da Bibbiena 33. In pochi minuti divampa l’incendio in tutto l’appartamento. Mario Mattei riuscì a scappare gettandosi dal balcone, la moglie Anna Maria e i due figli più piccoli, Antonella di 9 anni e Giampaolo di soli 3 anni, riuscirono a fuggire dalla porta principale quando il fuoco cominciò a diffondersi. Lucia di 15 anni grazie al padre si calò nel balconcino del secondo piano e da lì si buttò, presa al volo dal Mattei già a terra nonostante le ustioni sul suo corpo. Silvia, 19 anni, si gettò dalla veranda della cucina: batté la testa sulla ringhiera del secondo piano, la schiena sul tubo del gas, fu trattenuta per qualche istante dai fili del bucato e quindi finì sul marciapiede del cortile riportando la frattura di due costole e tre vertebre.

Gli altri due figli, Virgilio di 22 anni, e il fratellino Stefano di 8 anni, morirono bruciati vivi non riuscendo a gettarsi dalla finestra per scampare alle fiamme. Il dramma avvenne davanti ad una folla che si era radunata nei pressi dell’abitazione e che assistette alla morte di Virgilio, rimasto appoggiato al davanzale a cercare aiuto, e di Stefano, scivolato all’indietro dopo che il fratello maggiore che lo teneva con sé perse le forze. I corpi carbonizzati vennero trovati dai vigili del fuoco vicino alla finestra stretti in un abbraccio.

Per questo orribile delitto, furono condannati a 18 anni di carcere tre attivisti di Potere Operaio, Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo.

La sentenza di condanna emessa in secondo grado fu confermata dalla Cassazione il 13 ottobre 1987: essa passò dunque in giudicato.

Però la pena fu dichiarata estinta dalla Corte d’assise d’appello di Roma per intervenuta prescrizione.

18 aprile 1996 – Oltre cento civili libanesi vengono uccisi nel Massacro di Qana, sud del Libano. Durante un attacco israeliano contro il Libano ci fu il massacro avvenuto nella base dell’Onu di Qana il 18 aprile del 1996. Quel giorno l’esercito israeliano aveva avvisato la popolazione del villaggio a ridosso della «fascia di sicurezza» occupata da Israele nel sud del Libano che avrebbero dovuto mettersi in salvo perché, nell’ambito delle operazioni militari iniziate una settimana prima, anche il loro paese sarebbe stato bombardato. Gli abitanti si rifugiarono nella vicina base dell’Onu, con i suoi bonari caschi blu delle isole Fiji, con i quali ormai avevano stabilito ottimi rapporti, pensando di essersi messi in salvo. Nulla di più erroneo. Alcuni colpi dell’artiglieria israeliana, sparati con l’intenzione di colpire proprio la base – come avrebbe stabilito poi un’inchiesta dell’Onu – centrarono in pieno le baracche del campo, dipinte di bianco con le insegne in blu e la scritta «UN» ben visibile, facendo strage: 106 furono i libanesi arsi vivi, quattro i militari dell’Onu e oltre cento i feriti

18 aprile 2002 – Un aereo da turismo pilotato dall’italo-svizzero Gino Fasulo, 64 anni, si schianta contro il 26. piano del Grattacielo Pirelli, il palazzo più alto della città di Milano; oltre a Fasulo, si contano altre due vittime fra i dipendenti della Regione Lombardia, che ha sede nel palazzo. Si era pensato subito ad un attentato terroristico, invece in seguito si capì che si era trattato ‘solo’ di un incidente, dovuto ad una serie di cause.

Proverbio salentino: LI PARITI NU TENENU ECCHI E BITENU, NU TENENU RICCHIE E SENTENU
I muri non hanno occhi e vedono, non hanno orecchie e sentono.
Questo proverbio era un monito per quanti grandi o piccini pensavano di poterla fare franca, dopo aver commesso qualche cattiva azione, perché persino i muri hanno occhi ed orecchie, per vedere, sentire e naturalmente poi riferire.
E se questo era vero ieri, figuriamoci oggi che i muri sono pieni di occhi…elettronici.

Category: Costume e società

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