POLVERE DI STELLE / IL FASCINO PARTICOLARE DI MASSIMO GIROTTI

| 19 Aprile 2026 | 0 Comments

di Elena Vada ________________

Oggi vi parlerò di un attore che furoreggiava nella nostra “Hollywood sul Tevere” degli anni quaranta/cinquanta. Un viso davvero molto bello, ed un invidiabile fisico atletico.

È stato definito il Paul Newman italiano: MASSIMO GIROTTI.

Nato a Mogliano (Macerata) il 18 maggio 1918, noto per la sua professionalità, disponibilità e riservatezza.

Frequentó il liceo Tasso e successivamente si trasferì al liceo Giulio Cesare (Roma), dove ebbe, come compagno di scuola, il quasi coetaneo Massimo Serato che diventerà, anche lui, attore. 

In quegli anni cominciò a frequentare un circolo di studenti ed intellettuali che discutevano di letteratura, cinema e politica. Poi si iscrisse ad ingegneria.

Uomo di sinistra, non mancò mai di firmare gli appelli al voto in favore del P.C.I. in ogni consultazione.

Fu campione di nuoto. Praticò canottaggio, sci, ippica e la pallanuoto che gli provocò un’otite, causa del suo esonero dal servizio militare e dalla chiamata alle armi.

Ma che fisico statuario si formó, con tutti quegli sport!

A Cinecittà, lo notó Mario Soldati che, nel 1940, lo introdusse, con un piccolo ruolo, in “Dora Nelson”, accanto ad Assia Noris (famosa attrice dell’ epoca).

Successivamente lavorò con Camerini, Gallone e, con “La corona di ferro” (1941) regia del grande Blasetti, raggiunse  successo e popolarità. 

Definito “Il BELLO” di Cinecittà, continuò con film mediocri: “I pirati della Malesia”; “Le due tigri”; “La famiglia Brambilla in vacanza”…

Finché Roberto Rossellini lo sceglierà per “Un pilota ritorna” (1942) e “Desiderio”(1943).

Con Luchino Visconti, nella trasposizione del romanzo di James M. Cain “Il postino suona sempre due volte”, interpretò “Ossessione”(1942).

Questo film è ritenuto il primo passo verso il neorealismo, dove, Massimo Girotti, riuscì ad esprimere le sue doti drammatiche.

Cominciò così, il  periodo d’oro: con  Vittorio De Sica “La Porta del Cielo” (1945) – Pietro Germi “Gioventù  Perduta (1947) –  Giuseppe De Sanctis “Caccia Tragica” (1947).

Vinse il Nastro d’Argento come miglior attore nel 1949, per il ruolo del pretore antimafia Guido Schiavi in “In nome della Legge” di Pietro Germi.

Ricordiamo ancora le pellicole: “Persiane chiuse” (1950) di Luigi Comencini – “Cronaca di un amore” (1950) di Michelangelo Antonioni e soprattutto “Un marito per Anna Zaccheo” con Silvana Pampanini, regia di De Sanctis (1953).

Ancora con Luchino Visconti, nel capolavoro “Senso” (1954), recitò con Alida Valli.

Pier Paolo Pasolini lo imporrà poi nel cast di “Teorema” (1968) nel ruolo del marito di Silvana Mangano e poi in “Medea” (1969) con Maria Callas. 

Nel dopoguerra, fu molto attivo in teatro dove con la regia di Blasetti, recitò assieme ad Anna Proclemer nel 1945. Successivamente con Paolo Stoppa, Giorgio De Lullo, Zeffirelli, Gassman, Gabriele Ferzetti, Arnoldo Foà, Giorgio Albertazzi… I migliori attori, del nostro teatro di prosa!

Intensa anche la sua attività televisiva con famosi sceneggiati: “Cime Tempestose” (1956) regia di Mario Landi; nel 1967 fu ‘Fra Cristoforo’ ne “I Promessi Sposi” di Sandro Bolchi.

Nel 1971 fu tra i protagonisti di un altro sceneggiato della RAI, di grande successo, “Il Segno del Comando” di Daniele Danza.

All’indomani della liberazione di Roma fece parte di un gruppo di intellettuali (Pietro Ingrao, Antonello Trombadori, Giuseppe De Sanctis ed altri) e si occupò del futuro e della riorganizzazione del cinema italiano. 

Girotti non amava la vita mondana, visse lontano da riflettori, rotocalchi e gossip. Odiava il divismo.

Signore elegante e posato, dall’aria semplice e disinvolta, fu diverso dai divi strappalacrime e sciupafemmine dell’ epoca: Nazzari, Serato, Brazzi… Comunque piaceva molto alle signore e rimase nel loro cuore, anche dopo aver interpretato personaggi tenebrosi.

Aveva un fascino particolare che non riesco a descrivere: serio, sereno e rassicurante.

Negli anni quaranta, senza alcuna pubblicità, sposò Marcella Amadio, da cui ebbe due figli, Arabella (1948) e Alessio (1951), rimanendo vedovo nel 1970. 

Morì improvvisamente al Policlinico Umberto I di Roma, il 6 gennaio 2003 all’età di 84 anni, a causa di una crisi cardiaca. 

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59 – continua )

Category: Cultura

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