TORNARE AI ‘FONDAMENTALI’ DEL FASCISMO E DELL’ANTIFASCISMO

di Mario Bozzi Sentieri ________________
Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo uno stralcio dalla prefazione del nuovo libro di Mario Bozzi Sentieri “Eterna Guerra Civile? Fascismo e antifascismo. Fondamentali e fondamentalisti” (Eclettica Edizioni, pp.171, Euro 18,00).
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La strumentalità con cui vengono affrontate questioni storiche non secondarie, quali il complesso rapporto tra fascismo, antifascismo ed identità nazionale, invitano a riprendere una riflessione storiografica data per scontata, ma, nei fatti, da riconsiderare. Per molti, opere monumentali sul tema sembrano non avere alcuna importanza. Così come ininfluente sembra essere il lavorio interpretativo, segnato da una letteratura, specialistica e non, in continuo aggiornamento. A leggere certe cronache correnti l’impressione è che il tempo sia passato invano: polemiche datate, analisi superficiali, schematismi obsoleti. Al fondo il grande allarme: “Il fascismo non è mai morto”.
Da qui la nostra modesta proposta a guardare con spirito problematico la questione, recuperando una storiografia libera e non condizionata da “ragioni” politiche, ma non per questo collocabile nel “girone” dei “nostalgici”.
Tra questi, in prima fila, Renzo De Felice, che aprì, a partire dalla metà degli Anni Sessanta, scenari inusuali e creò – di fatto – una vera e propria “scuola” storiografica, interrogandosi sul senso profondo di certe scelte, sulle ragioni culturali e sociali che segnarono un’epoca, sulle rotture e ricomposizioni ideologiche che vennero creandosi a cavallo del primo conflitto mondiale, sulla distinzione fascismo-regime e fascismo-movimento, in esso individuando motivi di rinnovamento sociale, elementi di idealizzazione e modernizzazione e ben delineando la distinzione tra regimi conservatori ed esperienze propriamente fasciste.
Su questa via, su un versante “prepolitico”, Giovanni Amendola, leader, negli Anni Settanta del ‘900, dell’ala riformista del Partito Comunista, il quale rilanciò una lettura problematica del fascismo e dell’antifascismo, entrambi immagini speculari di una complessità, insieme ideologica e politica (Amendola si interrogò sulle contaminazioni rivoluzionarie del fascismo, rappresentate dall’anarco-sindacalismo, dall’interventismo rivoluzionario, dal corporativismo, dall’avanguardismo giovanile) non riconosciuta però dalla vulgata antifascista, incapace di fare veramente i conti con la propria storia, “che è – parole di Amendola (Intervista sull’antifascismo, a cura di Piero Melograni, 1976) – storia di un movimento che ebbe, accanto a momenti di alta tensione morale e politica, brusche cadute. Si preferisce ignorare tali limiti e debolezze per mantenere una versione di comodo, retorica e celebrativa, che non risponde alla realtà”.
Sulla scia di queste analisi, si torni allora, veramente – da una parte e dall’altra – a fare i conti con la Storia, con la sua complessità, con le sue luci ed ombre. Fascismo ed antifascismo sono questioni troppo grandi e complesse per ridurle ad oggetti di una contesa ideologica avulsa dalla realtà e fuori dal tempo. Le “affermazioni apodittiche”, la “demonologia”, le “interpretazioni basate su un classismo rozzo ed elementare” – parole di De Felice (Intervista sul fascismo, a cura di Michael Ledeen, 1975) – rischiano di farci tornare indietro sulla strada della verità storica e dell’integrazione nazionale.
Da qui il nostro invito a recuperare i “fondamentali” del confronto fascismo ed antifascismo. A ritrovare i rispettivi percorsi e le relative luci ed ombre. Per discuterne seriamente. Dati alla mano. Superando le contingenze del confronto politico, laddove tutto viene triturato ed assimilato nel nome degli interessi politici di parte, evitando di scendere nei dettagli e di chiarire quale sia la vera materia del contendere. Contano poco i “contesti”, il tempo trascorso rispetto alla nascita del fascismo storico ed il suo tramonto, gli studi storici sulla sua essenza. Come ha scritto Francesco Perfetti, studioso di scuola defeliciana (Studiare la storia per smontare l’allarme fascismo, “il Giornale”, 17 febbraio 2018): “Si è tornati, per motivi puramente politici e propagandistici, a una utilizzazione estensiva e demonologica del termine ‘fascismo’ che non ha più nessun riferimento concreto e reale con il fenomeno storico che esso dovrebbe evocare”. (…)
Dopo tanti anni, l’auspicio è di liberare finalmente la Storia dalle strumentalizzazioni politiche, per riconsegnare agli italiani il senso di vicende complesse. Del resto la Nazione è memoria. E la memoria è condivisione, cioè superamento non tanto delle singole appartenenze quanto della difficoltà preconcetta a comprenderle, analizzarle, collocarle all’interno delle più ampie vicende nazionali. Prima e dopo il Ventennio.
Il nostro glossario nasce in questa ottica, cercando di “fare sintesi” rispetto ad una letteratura amplissima, complessa, che crediamo debba essere “divulgata”, soprattutto tra le giovani generazioni, superando vecchie e nuove schematizzazioni di parte, per ritrovare il “bandolo” di una discussione “sine ira et studio (“senza ira né pregiudizi”) per dirla con gli antichi, andando oltre una visione retorico-formalistica dell’antifascismo ed evitando qualsiasi deriva “nostalgica”, storicamente infondata (proprio in ragione del mutare dei contesti, dei protagonisti in campo, del tempo trascorso).
Per ritrovare la distinzione tra giudizio storico e giudizio politico, la complessità dell’analisi defeliciana sul fascismo, il problematicismo amendoliano, la domanda di pacificazione rispetto ai drammi di una guerra civile e fratricida, la denuncia del “continuismo”, il rifiuto della mitizzazione resistenziale (senza per questo perdere di vista i fatti reali, dimenticare i veri protagonisti, rispettare le vittime di una parte come dell’altra).
Andare oltre una visione ideologica del fascismo e dell’antifascismo, non significa perciò precipitare nell’oblio della non-memoria, nel baratro della non-Storia. Al contrario è ricomponendo il quadro complesso delle vicende che hanno caratterizzato il Novecento italiano ed europeo, che fascismo ed antifascismo possono essere visti nella loro realtà storica, nell’intreccio delle cause che l’hanno determinati, nelle loro manifestazioni reali.
In questo senso il fascismo ed antifascismo debbono essere riconsegnati alla memoria condivisa di un popolo. Il rischio d’altro canto, è che la crisi d’identità divenga cronica, che le incertezze alimentino la sfiducia, che il venire meno delle vecchie appartenenze provochi il disincanto.
La Nazione è memoria. E la memoria è condivisione, cioè superamento non tanto delle singole appartenenze quanto della difficoltà preconcetta a comprenderle, analizzarle, collocarle all’interno delle vicende nazionali.
Alle Storie del fascismo e dell’antifascismo, che, con questo glossario, ci siamo permessi di fissare nelle loro linee essenziale, augurandoci di stimolare curiosità e volontà di approfondimento, di ritrovare lo spazio che compete loro. Senza facili schematizzazioni di parte.































