DISAGIO, DEVIANZA CRIMINALITA’ FRA I MINORI, “figure specchio della società”: UN INCONTRO A LECCE SUL SEMPRE PIU’ PREOCCUPANTE FENOMENO. IL RUOLO DELLA FAMIGLIA E DELLE ISTITUZIONI FRA REPRESSIONE E PREVENZIONE

| 30 Aprile 2026 | 0 Comments

di Emanuela Boccassini _______________

“La delinquenza minorile nel nuovo decreto sicurezza” è stato il tema dell’incontro di ieri mattina promosso dal Corso di Laurea in Diritto e Management dello Sport dell’Università del Salento, svoltosi ieri ieri a Lecce, presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche.

E’ stato un importante momento di confronto che ha riunito accademici, giuristi e rappresentanti delle Forze dell’Ordine per riflettere su un fenomeno sempre più complesso e preoccupante.

Eppure, nel corso degli interventi, è emerso quasi subito un dato significativo: più che della delinquenza in sé, si è parlato delle sue cause, della prevenzione e soprattutto del ruolo educativo delle istituzioni, della scuola e dello sport.

Marta Vignola, docente di criminologia presso l’Università del Salento, ha definito i minori “figure-specchio della società”, sottolineando quanto le istituzioni incidano nella costruzione dell’identità dei giovani. Un’affermazione che ha attraversato, in filigrana, l’intero convegno: il disagio giovanile non nasce nel vuoto, ma riflette le fragilità del contesto sociale e familiare.

Nel corso dell’incontro è stato ricordato come nel carcere minorile di Lecce siano presenti ragazzi molto giovani appartenenti alla criminalità organizzata. Un elemento che colpisce non solo per la precocità dell’ingresso nei circuiti criminali, ma anche per il permanere, in questi adolescenti, di bisogni profondamente affettivi, come il desiderio di vedere le proprie madri. Segno di identità ancora fragili e in formazione.

Tra i temi più condivisi dai relatori è emerso il valore dello sport come strumento di prevenzione e recupero del disagio giovanile, capace di offrire disciplina, appartenenza e alternative concrete ai contesti di illegalità. Luigi Melica, direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche, ha sottolineato la necessità di una formazione specifica degli allenatori nel rapporto con i giovani, evidenziando come in Italia manchi ancora una struttura dedicata a questo ambito, presente invece in altri Paesi europei come la Germania. Ha inoltre annunciato l’imminente nascita di un osservatorio sul safeguarding contro molestie e abusi nello sport giovanile.

Attilio Pisanò, presidente del Corso di Laurea in Diritto e Management dello Sport, ha ribadito il legame tra diritto penale e pratica sportiva nel recupero dei minori e nella prevenzione dei comportamenti devianti.

Più allarmante il quadro delineato dal colonnello Donato Zacheo, comandante della Polizia Locale di Lecce, che ha richiamato l’attenzione sull’abbassamento dell’età in cui iniziano a manifestarsi comportamenti illegali, facendo riferimento anche ai progetti di vigilanza nelle scuole finanziati dal Ministero.

Tra gli interventi più articolati quello del professor Francesco F. Tuccari, ordinario di Diritto Amministrativo e Pubblico presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università del Salento, che ha analizzato il nuovo decreto legge sicurezza del 24 febbraio, entrato in vigore il 25 aprile, data definita “simbolica” per il delicato equilibrio tra sicurezza, libertà e diritti.

Tuccari ha definito quello della sicurezza un ambito “nevralgico, strategico ma anche sdrucciolevole”, soffermandosi sul coinvolgimento della famiglia come “primo presidio di legalità”. Alla famiglia è affidato il compito dell’educazione, della socializzazione e della collaborazione con le istituzioni chiamate a costruire regole e strumenti di convivenza civile. Centrale anche il ruolo della scuola, luogo in cui nasce l’idea di comunità prima ancora che di semplice socialità.

A offrire una riflessione più ampia sul rapporto tra disagio, devianza e criminalità minorile è stato Ferruccio De Salvatore, già Procuratore per i Minorenni di Bari, che ha ricostruito l’evoluzione storica della tutela dell’infanzia. Partendo dal celebre pamphlet satirico di Jonathan Swift del XVIII secolo, in cui i bambini poveri venivano provocatoriamente trattati come merce, De Salvatore ha ricordato come per secoli i minori siano stati considerati oggetti privi di diritti, sottoposti alla totale autorità paterna. Solo casi emblematici come quello della piccola Mary Ellen, vissuta nei primi anni del Novecento, portarono, nel tempo, al riconoscimento dei diritti dell’infanzia.

Da allora il percorso normativo è stato lungo: dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia del 1989 all’articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, fino all’articolo 31 della Costituzione italiana.

Secondo De Salvatore, la società contemporanea vive però una forte contraddizione: mentre proclama la tutela dei più fragili, continua a produrre violenza diffusa nei confronti di bambini e adolescenti. L’ex Procuratore ha parlato dell’“universo delle tre D”: disagio, devianza e delinquenza. Il reato rappresenterebbe solo l’ultimo stadio di un percorso segnato spesso da fragilità educative, violenza assistita, incuria, maltrattamenti fisici e psicologici, solitudine e perdita di riferimenti affettivi.

«Non esistono più fasce giovanili fuori rischio», ha osservato, sottolineando come il disagio attraversi oggi anche contesti economicamente agiati. Sempre più frequenti risultano fenomeni di aggressività, ricerca esasperata dell’omologazione e dipendenze.

I dati citati durante il convegno mostrano una situazione preoccupante. Secondo l’ISTAT, nel 2023 circa 615 mila minorenni tra gli 11 e i 18 anni risultavano consumatori abituali di alcolici, mentre oltre 17 mila giovani tra gli 11 e i 17 anni praticavano binge drinking, vale a dire il bere rapidamente per ubriacarsi. La Relazione annuale al Parlamento 2025 del Dipartimento Politiche Antidroga, basata sui dati ESPAD 2024, evidenzia inoltre che circa un quarto degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha fatto uso, nell’ultimo anno, di almeno una sostanza illegale.

Spazio è stato dedicato anche al fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, forme di devianza sempre più trasversali e spesso legate all’ambiente scolastico e digitale. È stata ricordata la recente legge 17 maggio 2024 n. 70, che ha ampliato la definizione normativa del bullismo includendo comportamenti vessatori, minacce, violenze psicologiche, istigazione all’autolesionismo ed emarginazione.

Nel corso degli interventi è emersa anche, seppure spesso in controluce, la fragilità crescente del mondo adulto e familiare. Se la famiglia continua a essere indicata come il primo presidio educativo e affettivo, molte delle situazioni descritte dai relatori hanno restituito invece l’immagine di minori lasciati soli, privi di ascolto, di presenza emotiva e talvolta perfino di protezione.

Non sempre il disagio nasce dalla povertà materiale. Sempre più spesso si manifesta dentro contesti apparentemente stabili, dove però i giovani sperimentano solitudine, assenza di dialogo, relazioni fragili e difficoltà nella costruzione della propria identità. In questo vuoto educativo ed emotivo, la rabbia, l’aggressività o il bisogno di appartenenza possono trasformarsi in ricerca di modelli distorti e comportamenti devianti.

A chiudere il confronto è stata una riflessione condivisa da più relatori: la repressione, da sola, non basta. Occorre intervenire sulle cause profonde del disagio giovanile, contrastando non soltanto la povertà economica, ma anche quella educativa, culturale, relazionale ed emotiva.

Resta allora una domanda che attraversa il dibattito contemporaneo e che, forse, rappresenta il nodo centrale dell’intero problema: quale storia di fragilità, silenzio o solitudine precede il reato?

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

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