NONOSTANTE IL PROVVEDIMENTO DEL TRIBUNALE DI MILANO, C’E’ ANCORA CHI VORREBBE TENERE IN FUNZIONE LO STABILIMENTO EX ILVA. UN BAMBINO AMMALATO SI RIVOLGE A DECARO: “Perché vuoi tenere il mostro ancora aperto?”

| 9 Agosto 2026 | 1 Comment

(Rdl) _______________ “Perché vuoi tenere il mostro ancora aperto?“.

E’ la domanda rivolta al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro in una lettera e in un videomessaggio diffuso dall’associazione Genitori Tarantini da Andrea, 13 anni, affetto da una rara malattia e uno degli undici ricorrenti, con la mamma Simona Peluso che hanno promosso l’azione legale contro l’ex Ilva a livello internazionale, fino al provvedimento del 27 luglio scorso con cui la Corte d’Appello di Milano ha imposto la chiusura dell’area a caldo entro il 28 ottobre, per l’amianto e le emissioni di polveri sottili oltre i limiti.


Caro presidente della Regione, mi chiamo Andrea e sono il più piccolo degli undici ricorrenti che hanno vinto a Milano. Io ci sono stato a tutte le udienze, aspettando nei corridoi del Tribunale…

Per il mio problema di salute conosco il reparto dell’ospedale di Tranto dove i bambini e i ragazzi come me sono curati, alcuni hanno perso tutti i capelli, altri non li ho più visti, mia madre mi ha detto che ora sono angeli, ma io so cosa significa, sono grande oramai…

Avevo scritto nel 2021 all’allora sindaco Rinaldo Melucci sulla chiusura dell’Ilva e mi aveva promesso che un giorno mi avrebbe incontrato ma poi non l’ha mai fatto, ora io scrivo a te, perché mi hanno detto che sei stato un bravo sindaco. Perché non incontri gli avvocati che per me sono come zii? A te non importa?

Noi piccoli tarantini abbiamo paura di diventare angeli”.

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L’APPROFONDIMENTO nel nostro articolo del 27 luglio scorso

LA RICERCA nel nostro articolo del 6 gennaio 2023


   

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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Comments (1)

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  1. Andrea Patisso - tramite Facebook ha detto:

    Queste parole fanno male. Fanno male perché dietro ogni numero, ogni processo, ogni discussione politica e ogni decisione sul futuro dell’ex Ilva ci sono persone. Ci sono bambini. Ci sono ragazzi. Ci sono famiglie che ogni giorno combattono battaglie che nessuno dovrebbe mai essere costretto ad affrontare.
    E quando Andrea racconta di quei bambini incontrati in reparto, di chi ha perso i capelli, di chi poi non ha più rivisto e di quella frase terribile che sua madre gli ha detto — “ora sono angeli” — non si può semplicemente scrollare e andare avanti come se niente fosse.
    Perché un bambino non dovrebbe diventare un numero in una statistica. Non dovrebbe esserci una madre costretta a spiegare a suo figlio che un compagno di reparto non c’è più. Non dovrebbe esistere un futuro in cui la salute viene messa sul piatto della bilancia insieme all’economia.
    Presidente Decaro, questa non dovrebbe essere una battaglia tra politica, imprese, avvocati e associazioni. Dovrebbe essere una battaglia comune per la vita e per la salute delle persone.
    E allora quell’appello di Andrea merita una risposta. Non una risposta di circostanza, non una dichiarazione davanti alle telecamere, ma un incontro vero. Un incontro con gli avvocati, con le associazioni, con le famiglie e soprattutto con chi questa realtà la vive sulla propria pelle.
    Prima di decidere cosa fare dell’ex Ilva, bisognerebbe avere il coraggio di guardare negli occhi chi ha pagato e continua a pagare il prezzo di decenni di inquinamento.
    Perché dietro la parola “Ilva” non ci sono soltanto impianti, posti di lavoro, bilanci e produzione.
    Ci sono Taranto.
    Ci sono i suoi bambini.
    Ci sono i suoi malati.
    Ci sono i suoi morti.
    Ci sono famiglie che hanno perso qualcuno.
    Ci sono persone che chiedono semplicemente di poter vivere, respirare e crescere senza paura.
    Andrea ha fatto una domanda semplice e terribile nella sua semplicità: “Perché vuoi tenere ancora il mostro aperto?”
    Una domanda così non dovrebbe essere ignorata.
    Non si chiede alla politica di avere tutte le risposte immediatamente. Si chiede almeno di ascoltare. Di confrontarsi. Di avere il coraggio di mettere la salute davanti a qualsiasi interesse e di non lasciare sole le persone che da anni chiedono giustizia.
    Presidente Decaro, incontrateli.
    Ascoltate Andrea.
    Ascoltate le famiglie.
    Ascoltate le associazioni.
    Ascoltate chi entra ogni giorno in quei reparti.
    E soprattutto ascoltate quei bambini che non possono parlare per difendersi.
    Perché una comunità veramente civile non può accettare che qualcuno debba diventare un angelo prima ancora di aver avuto la possibilità di vivere la propria vita.
    Taranto merita lavoro, sì. Ma merita anche salute, dignità, futuro e vita.
    E nessuna scelta economica dovrebbe mai farci dimenticare quanto vale una vita umana.

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