DOPO LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA, ANCHE LA DECISIONE DEFINITIVA DEL TRIBUNALE DI MILANO DA’ RAGIONE AI CITTADINI: CHIUDERE L’ILVA (CON QUALCHE SE E CON QUALCHE MA). PERO’ FORSE QUESTA E’ LA VOLTA BUONA

| 27 Luglio 2026 | 3 Comments

(Rdl) ______________ Il primo pronunciamento, il 26 febbraio scorso: il Tribunale di Milano, chiamato a pronunciarsi nel merito sull’applicazione del ricorso dei cittadini di Taranto già accolto dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 25 giugno 2024, aveva deliberato che l’impianto ex Ilva è pericoloso per la salute pubblica e va chiuso. Il decreto non era però ancora esecutivo: poteva essere impugnato dall’azienda, cui i giudici milanesi, che avevano l’ultima parola dopo un lungo iter giudiziario, hanno dato tempo fino al 24 agosto prossimo.

L’ 8 luglio scorso il Tribunale si era riservato di decidere sui due ricorsi nel frattempo giunti sul decreto: quello dell’ex Ilva che ne chiedeva l’annullamento, mentre l’associazione dei cittadini ne chiedeva il “rafforzamento”, vale a dire che la chiusura fosse rapportata a cause inquinanti aggiuntive oltre a quelle già considerate.

Questa mattina, lunedì 27 luglio 2026, l’ulteriore decisione del Tribunale di Milano: l’impianto industriale va chiuso entro novanta giorni e potrà ritornare a produrre solo se sarà rimosso integralmente l’amianto presente negli impianti e solo se saranno adottate le misure necessarie per ricondurre le emissioni delle polveri sottili entro limiti di sicurezza. Tutte cose che, pur ammettendo che si voglia e si possa farle, richiederebbero tempi lunghi (nella foto d’archivio, scattata dall’associazione Genitori Tarantini il 25 gennaio 2025, gli effetti del Mostro sulla città).

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LA RICERCA nel nostro articolo del 26 febbraio scorso

LA DOCUMENTAZIONE nel nostro articolo del 25 gennaio 2025

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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Comments (3)

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  1. Maurizio Rizzo Striano, Genitori Tarantini - tramite Facebook ha detto:

    ALCUNE PRECISAZIONI .
    La Corte di Appello di Milano ha deciso con un decreto (e non con una sentenza) che già da oggi devono avviarsi le opere per fermare l’area a caldo entro 90 giorni, come da noi richiesto ( termine ritenuto necessario per fermarli in sicurezza già all’epoca del sequestro del 2012 da parte della GIP Patrizia Todisco).
    Gli impianti potranno essere riattivati solo dopo avere completato la totale rimozione dell’amianto ed avere predisposto ogni misura necessaria ad abbattere le polveri sottili
    Il decreto non è impugnabile in Cassazione perchè non passa in giudicato come una sentenza, bensì può essere modificato o revocato dallo stesso giudice che lo ha emesso, in presenza di rilevanti novità sopravvenute.
    Facciamo due esempi. Se rimuoveranno tutto l’amianto potranno chiedere la revoca del decreto. Se limiteranno la produzione a due milioni di tonnellate/anno potranno chiedere la modifica del decreto sostenendo che con quel livello produttivo le polveri sotttili sono tollerabili.
    Lo faranno? E’ una ipotesi solo teorica che si scontra con la realtà poichè , in pratica, potrebbe sopravvivere un solo AFO dopo avere rimosso da esso l’amianto, cioè fra un paio di anni e dopo avere speso non meno di 700/800 milioni di euro.
    Oltretutto , alla fine, si avrebbe un solo AFO in funzione senza nemmeno avere realizzato la decarbonizzazione.
    Rimuovere l’amianto da tutti gli altoforni e ridurre le emissioni delle polveri sottili con la produzione a 6 mil/tonn è pura fantascienza. Forse non basterebbero otto miliardi di euro e 5 anni di tempo.
    Tuttavia con ILVA mai dire mai. Vedremo cosa deciderà la banda bassotti . Come nei fumetti, ci si può aspettare di tutto.
    Il conto alla rovescia comincia da oggi , da domani saranno 89 giorni. Quindi il termine è certo , non lasciato indefinito come aveva stabilito il Tribunale che aveva ordinato solo un riesame dell’AIA entro il 24 agosto.
    Un ennesimo decreto salva Ilva servirebbe soltanto a prendere un poco di tempo, giusto quello necessario a farlo disapplicare da parte del giudice ordinario in via di urgenza perchè violerebbe la sentenza della Corte di Giustizia Europea.
    Insomma dopo tanti scacchi questa volta lo scacco è matto!
    Possono studiarci quanto vogliono, a questo giro non ne usciranno, anche considerando il loro QI.

  2. Maurizio Rizzo Striano, Genitori Tarantini - tramite Facebook ha detto:

    LA DIFFERENZA FRA LA DECISIONE DEL TRIBUNALE E QUELLA DELLA CORTE DI APPELLO.
    E’ sostanziale e rilevane soprattutto sulla questione più importante.
    Il Tribunale di Milano aveva accolto l’inibitoria e disposto il fermo dell’area a caldo per il 24 agosto . Questo fermo poteva essere evitato se entro quella da il gestore avesse formulato un riesame dell’AIA sui punti evidenziati dal Tribunale impegnandosi poi a realizzare ” in tempi ragionevoli”, le nuove e conseguenti prescrizioni rivolte a tutelare salute ed ambiente. .
    Fuor di metafora, al gestore sarebbe bastato produrre qualche mucchio di cartacce che poi sarebbe finito nei cassetti di qualche compiacente direttore generale , come già avvenut in passato, ma tutto sarebbe rimasto come prima e l’attività sarebbe proseguita indisturbata.
    La Corte di Appello ha invece accolto la nostra impugnazione ed ha disposto il fermo immediato, con provvedimento esecutivo e non impugnabile ( art. 739, comma terzo del c.p.c.. )
    Fuor di metafora: prima realizzi le opere necessarie ( rimozione totale amianto ed abbattimento PM10 e Pm2,5) solo dopo averle compiute e verificato i risultati, l’attività dell’area a caldo potrebbe riprendere.
    Quindi l’ordine di fermo degli impianti è esecutivo ed immediato e dovrà essere portato a termine in una data certa e cioè entro il 28 ottobre 2026.
    E’ ovvio che se anche il governo dovesse decidere di dilapidare altri miliardi per adempiere serviranno anni per realizzare le opere imposte e comunque ad impianti fermi.
    I 90 giorni sono i termini considerati necessari per arrivare al fermo totale dell’area a caldo in sicurezza. Dovranno essere eseguite tutte le procedure previste in questo caso e ISPRA ed ARPA controlleranno lo svolgimento di tali procedure.
    Che succede se i commissari governativi di ADI e ILVA non adempiono all’ordine del giudice?
    A mio avviso questa è una ipotesi che escluderei . Da civilista direi che si esporrebbero a una richiesta di risarcimento danni da parte di tutti i residenti nel SIN di Taranto. .
    Un penalista, meglio di me, potrebbe dire se ci sia anche una conseguenza di carattere penale perchè la mancata esecuzione dolosa di un provvedimento inibitorio del giudice è un reato punito con la reclusione fino a tre anni.

  3. Francesco Boccia, Pd - tramite mail ha detto:

    EX ILVA: BOCCIA, GOVERNO SMETTA DI INSEGUIRE EMERGENZE E SI ASSUMA RESPONSABILITÀ. GLI ENTI LOCALI INDICANO LA STRADA
    “La dichiarazione congiunta di Regione Puglia, Comune di Taranto e Provincia di Taranto dimostra il senso delle istituzioni e indica la strada da seguire. La decisione della Corte d’Appello di Milano va rispettata e impone a tutti un’assunzione di responsabilità. Ma proprio perché le sentenze si rispettano, la politica ha il dovere di farsi trovare pronta e di governarne le conseguenze. Da troppo tempo, invece, il Governo ha affrontato la vicenda dell’ex Ilva rincorrendo le emergenze, senza costruire un progetto credibile capace di tenere insieme salute, ambiente, lavoro e futuro industriale. Certo non è responsabile della sentenza, ma è responsabile di non aver costruito per tempo una soluzione capace di evitare che il futuro di Taranto restasse appeso all’ennesima emergenza giudiziaria. E oggi scopriamo che una procedura di cessione ormai data per imminente può essere completamente rimessa in discussione da criticità ambientali che erano note da anni. Questo dimostra che il problema non nasce oggi: è stato semplicemente rinviato. La richiesta di un tavolo interministeriale avanzata dagli enti territoriali va accolta immediatamente. Non può esserci alcuna decisione sul futuro dell’ex Ilva senza il pieno coinvolgimento delle istituzioni che rappresentano Taranto e la Puglia. Taranto non può continuare a vivere sospesa tra emergenze giudiziarie, crisi industriali e incertezze occupazionali. Serve finalmente una strategia nazionale che metta al centro la salute delle persone, garantisca il lavoro, acceleri le bonifiche e accompagni una vera riconversione industriale e ambientale. È questo il compito che oggi spetta al Governo”. Così il presidente dei senatori del PD, Francesco Boccia.

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