LA SCUOLA PERDE PEZZI

di Graziano De Tuglie _________________
Appena licenziata la legge di bilancio per il 2027 e già fioccano le polemiche dell’opposizione, la più clamorosa riguarda la scuola: «Vergognoso oggi leggere che nelle pieghe della legge di bilancio ci sono tagli alla scuola di 7mila tra docenti e personale Ata», attacca Giuseppe Conte.
Peccato che il capintesta dei 5stelle sproloqui a tutto spiano, l’articolo 66 riduce dal 2027/28 di 4.925 posti l’organico dell’autonomia, quello nato con la famigerata Buona scuola di Matteo Renzi, e di 2.049 il personale Ata. Si tratta del mancato turn-over di personale superfluo, non esiste alcun licenziamento; si tratta dello 0,5% su 800.000 docenti e personale ausiliario, questo quando imperversa il calo demografico che falcidia le classi e gli istituti scolastici già da diversi anni e che ha visto invece un incremento di 124.000 docenti solo sul sostegno.
Autorevoli studi prevedono un decremento degli studenti pari a 1.200.000 unità nel prossimo decennio, ciò comporterà una perdita di 166.000 cattedre con un surplus di 110.000 docenti e la sparizione di 3.000 scuole primarie (la metà al Sud). La solo scuola primaria, già nel 2035, perderà 500.000 alunni di cui 200.000 al sud e 3500 comuni rischiano la chiusura della loro unica scuola primaria.
Sono dati spaventosi ma sono l’effetto perverso dell’inverno demografico che ci costringe a rivedere al ribasso tutte le previsioni future nono stante che si intervenga per favorire ed aiutare la natalità. Nel 2024, ad esempio, la spesa per asili nido si è moltiplicata per un fattore superiore a 10 rispetto ai dati del 2021 ma non basta.
I dati sono sconfortanti e il decremento scolastico raggiunge valori percentuali a due cifre in molte regioni; secondo quanto riferisce la fondazione Agnelli, sempre attenta a queste particolari tendenze, nell’ultimo anno la Puglia ha visto arretrare la popolazione scolastica del 23,3%, mentre la Sardegna arretra del 35% e l’Abruzzo perde il 25,8% e la Basilicata scende del 23,5%.
Di fronte a questi dati la domanda è cosa si dovrà fare del personale scolastico in eccesso; non è quella di prevedere nuovi ingressi nella scuola: l’ipotesi della riduzione del personale scolastico si potrà perseguire riducendo o bloccando il turn-over del personale scolastico contrattualizzando il personale precario
Altro che attacchi demenziali come quello di Conte, forse sarà l’occasione per erogare stipendi più elevati e più consoni alla delicata funzione che svolgono i tanti docenti oggi ampiamente sottopagati. _________________
LA RICERCA nel nostro articolo del 29 ottobre scorso



























