IL PRANZO DELLA DOMENICA / PER IL GRAN FINALE, DOPO DUE ANNI, DI QUESTA FORTUNATA RUBRICA, IL NOSTRO INVITATO SPECIALE…E’ INVITATO A CASA SUA!

di Raffaele Polo _______________
Non potevamo concludere questo nostro excursus su ‘Il pranzo della domenica’, senza recarci a parlare proprio con l’autore o, meglio, con la sua famiglia, formata attualmente da una moglie e tre gatti.
«I tre felini di casa sono il buonissimo Ciccio, gatto coccolone bianco e nero; Thomas, il pirata,tutto nero e Sophy, la gatta calico che mi segue ovunque…»
Ad illustrarci le caratteristiche degli abitanti di casa Polo è Albarosa, moglie di Raffaele che sorride, ricordando il passato: «Ormai sono oltre cinquant’anni che dividiamo tutto, soprattutto la cucina…»
«Ma Raffaele sa cucinare?»
«Assolutamente no. Però mangia veramente tutto e non si lamenta mai. Diciamo che gli piace sedersi a tavola e vuotare quello che c’è nel piatto… La domenica, veramente, l’ho perso di vista, ogni volta invitato da qualcuno, con la scusa di questa rubrica, ha costretto me e i nostri gatti a fare a meno di lui. Ma poi, nei giorni successivi ha recuperato ampliamente…»
«Ecco, oggi cosa hai preparato?»
«Gli piace la trippa, fatta con carota, piselli e sedano. E poi la bresaola come la fa lui (è una delle poche specialità gastronomiche che realizza con piacere) con la rucola, le scaglie di grana e i carciofini.
Oggi poi c’è un pezzo di ‘Puzzone di Moena’, accuratamente sigillato. E lui, che ama il formaggio, vedrete che lo finirà… »
«E per il vino?»
«Ecco, spero che non ci senta: Raffaele è nato a Piacenza e, dalla sua infanzia conserva alcuni sapori. Tra questi, il vino che si chiama Gutturnio, non è male, ma io preferisco i nostri vini…»
«E di cosa parlate, durante il pranzo?»
«Io sono come il Commissario Montalbano: quando mangio non voglio parlare, mi concentro sul cibo… E allora, c’è poco da fare, non si parla: si gustano le pietanze e basta…»
«Raffaele scrive sempre, pubblica romanzi, è sempre impegnato nel campo letterario… Cosa condividete?»
«Sembrerà incredibile, ma l’ho coinvolto nel campo musicale: prima con il gospel, poi con la musica lirica e classica, con i cori e con il canto liturgico. Era restio, all’inizio, adesso è lui che mi sollecita e mi stimola… L’altro giorno, ha detto agli amici del coro della chiesa: ‘Ecco, quando sarà il mio funerale, questo dovete cantare. E ci ha accennato l’Alleluja di Cohen… Raffaele è così…»
Ci guardiamo attorno: libri, libri e tanti quadri. «È un’impresa spolverare tutto… e poi non bisogna spostare nulla, se ne accorge subito…»
La nostra ospite ci congeda, dalla cucina si spande l’odore tipico della trippa, siamo sicuri che a Raffaele piacerà. Oh, se piacerà….

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Category: Costume e società, Cultura






























