LA COSTITUZIONE PRET A’ PORTER. 70 anni di Miracoli, Trasformismi e Vestali a gettone
di Melcore Valerio_______Oggi la Capitale si è fermata per l’ennesimo solenne bacio alla pantofola della Consulta. Tra fanfare, corazzieri e il Presidente Mattarella che cerca di mantenere l’aplomb mentre intorno a lui si scatena il festival dell’ipocrisia, celebriamo i 70 anni della Corte Costituzionale. Un’istituzione nata con la calma olimpica di chi non ha fretta, ci ha messo solo otto anni per capire dove fossero le chiavi del palazzo.
Ma la vera magia non è la durata, è la metamorfosi.
Non si può parlare di Corte senza evocare il suo Santo Patrono del Trasformismo: Gaetano Azzariti.
Il giurista che riuscì nell’impresa acrobatica di presiedere prima il “Tribunale della Razza” (dove misurava nasi e contava antenati per conto del Duce) e poi la Corte Costituzionale (dove spiegava che siamo tutti fratelli).
È un capolavoro.
Il capolavoro del paradosso tricolore, l’uomo che fino al lunedì firmava decreti per decidere chi fosse “impuro”, il martedì mattina si svegliava, leggeva l’Articolo 3 e con una lacrimuccia esclamava: “Ma guarda che bella questa uguaglianza! Chi l’avrebbe mai detto?”.
Azzariti è l’antenato nobile di quell’arte tutta italiana del “vogliamoci bene, abbiamo scherzato”. Ha dimostrato che in Italia la coerenza è un lusso per chi non ha ambizioni, mentre il cinismo è l’ingrediente segreto per una carriera scintillante.
Se oggi la Consulta è il “Tempio dei Diritti”, ricordiamoci che le fondamenta le ha gettate uno che, qualche anno prima, i diritti li usava per incartarci il pesce (e non un pesce ariano).
Ma il vero spettacolo oggi non è il passato, è il presente. Le celebrazioni sono state invase dalle Vestali della Costituzione.
Sono quegli esponenti politici che citano la Carta con la stessa frequenza con cui si controlla l’oroscopo, ma solo quando serve a bastonare l’avversario.
La dinamica è ormai un classico della commedia dell’arte:
Se la legge è tua, è “una riforma necessaria per il Paese”.
Se la legge è dell’altro, “attenta ai valori supremi del 1948”, “calpesta lo spirito dei Padri Costituenti” e “fa piangere le statue di Calamandrei”.
Abbiamo politici che non ricordano nemmeno dove sia l’entrata di Montecitorio, ma che improvvisamente diventano docenti di Diritto Costituzionale se c’è da difendere un interesse di bottega o una poltrona traballante. Usano la Costituzione come un menù alla carta: scelgono l’articolo che gli dà ragione, ignorano quello che gli dà torto e chiedono il conto agli altri.
Questa nostra Italia e la Repubblica del “Dipende”.
Festeggiamo dunque questa Corte che, come una brava colf, ha dovuto pulire per decenni il salotto buono d’Italia dalle macchie di fascismo lasciate proprio da chi, come Azzariti, era poi passato a servire il buffet repubblicano.
La giornata di oggi ci insegna che la Costituzione è un testo, frutto di compromessi con uomini che non amavano la libertà. Comunque una cosa è certa La Carta Costituzionale in mano alla nostra classe dirigente diventa una specie di coltellino svizzero, serve a tagliare, cucire, aprire bottiglie o avvitare consensi, a seconda della parrocchia di appartenenza.
Qual è il messaggio per i posteri?
Non preoccupatevi dei vostri peccati giovanili. Se Gaetano Azzariti è riuscito a passare dalle leggi razziali, da Presidente della Commissione sulla Razza alla Presidenza della Consulta per la Salvaguardia della Costituzione, voi potete tranquillamente ambire alla santità dopo aver rubato le caramelle ai bambini. Basta citare l’Articolo 3 con lo sguardo fisso verso l’orizzonte e un pizzico di amnesia selettiva.
Auguri alla Consulta, e soprattutto auguri a noi, che riusciamo a ridere di tutto questo senza nemmeno aver bisogno dell’anestesia.
Category: Costume e società






























