MAXI OPERAZIONE CONTRO LA SCU / LA RICOSTRUZIONE DEGLI INQUIRENTI DI UN TENTATO OMICIDIO A SQUINZANO

| 27 Maggio 2026 | 0 Comments

(f.f.)____________

Un’azione violenta pianificata nei dettagli, eseguita in piena serata davanti agli occhi terrorizzati di una famiglia. È quanto emerge dall’inchiesta “Core”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, che nelle scorse ore ha portato a numerosi arresti e ha fatto luce sul tentato omicidio di Roberto Napoletano, avvenuto il 28 dicembre 2022 presso un distributore di carburante di via Lecce, a Squinzano.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il raid sarebbe stato organizzato da un gruppo legato alla Sacra Corona Unita operante nel Nord Salento. L’obiettivo era eliminare Napoletano in un agguato plateale maturato sullo sfondo delle tensioni per il controllo dello spaccio di droga e di contrasti personali degenerati in vendetta.

Quella sera, intorno alle 19.10, Napoletano si trovava nell’area di servizio insieme alla compagna e ai figli piccoli. Mentre stava effettuando il rifornimento, una Fiat 500 bianca sarebbe arrivata improvvisamente nei pressi delle pompe. Dal lato posteriore del veicolo un uomo si sarebbe sporto armato di un fucile d’assalto Kalashnikov AK-47, iniziando a sparare verso il bersaglio.

Pochi istanti prima dei colpi, sarebbe stata pronunciata una frase intimidatoria. Napoletano, accortosi del pericolo, riuscì a trovare riparo dietro la colonnina del self-service, evitando conseguenze ben più gravi. I proiettili lo raggiunsero comunque al piede sinistro, provocandogli una ferita giudicata guaribile in circa un mese. Secondo gli inquirenti, però, il commando aveva chiaramente l’intenzione di uccidere.

Le telecamere di videosorveglianza presenti nell’area di servizio, unite alle intercettazioni e agli accertamenti tecnici eseguiti dai carabinieri, hanno consentito di ricostruire l’intera dinamica dell’agguato e di individuare i presunti partecipanti all’azione armata.

Gli investigatori ritengono che a sparare sia stato Francesco Morelli, mentre alla guida dell’auto ci sarebbe stato Antonio Perrone, conosciuto con il soprannome di “Barabbino”. A supportare il gruppo sarebbe intervenuta anche una seconda vettura, una Fiat Grande Punto grigia, utilizzata come copertura e staffetta, sulla quale avrebbero viaggiato Gianmarco Maci e Mattia Pennetta.

Determinanti, secondo l’accusa, anche alcune conversazioni intercettate, nelle quali gli indagati avrebbero parlato dell’agguato mostrando soddisfazione per l’azione compiuta nonostante la presenza della moglie e dei bambini della vittima.

Per i quattro contestati, il giudice ha riconosciuto le aggravanti mafiose legate sia al metodo utilizzato sia al presunto favoreggiamento del clan guidato all’epoca da Luigi Guadadiello, figura criminale uccisa nel giugno del 2023.

Alla base dell’agguato, oltre alla competizione nel traffico di stupefacenti, ci sarebbe stato anche un episodio avvenuto pochi giorni prima del raid: durante una lite, Napoletano avrebbe colpito con uno schiaffo Francesco Morelli. Un affronto ritenuto intollerabile all’interno delle dinamiche criminali del gruppo.

Secondo la ricostruzione investigativa, inizialmente sarebbe stata ordinata soltanto una spedizione punitiva. Tuttavia, gli esecutori avrebbero deciso autonomamente di trasformare l’azione in un tentato omicidio, organizzando un attacco armato in piena regola. ______________

LA RICERCA nel nostro ultimo articolo di ieri

Category: Cronaca

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