SMANTELLATA RETE DI AUTO RUBATE E “CLONATE”: QUATTRO ARRESTI TRA BRINDISI, LECCE E TARANTO

| 4 Giugno 2026 | 0 Comments

di Flora Fina _________________

Un presunto sistema criminale specializzato nel recupero di veicoli rubati, nella loro alterazione e successiva rivendita sul mercato nazionale è finito al centro di una vasta indagine coordinata dalla Procura di Brindisi. L’inchiesta, condotta dalla Polizia Stradale di Taranto con il supporto delle sezioni di Brindisi e Lecce, ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati.

Secondo gli investigatori, l’organizzazione avrebbe operato stabilmente tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto almeno dalla fine del 2022, mettendo in piedi un articolato meccanismo finalizzato al riciclaggio di autovetture di provenienza furtiva attraverso documenti falsificati, targhe contraffatte e passaggi di proprietà apparentemente regolari.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, ha disposto il carcere per Dario Nardelli, 43 anni, e Santo Ingrosso, 55 anni, entrambi residenti a Latiano. Arresti domiciliari, invece, per Christian Ciciriello, 31 anni, di Brindisi, e Pierluigi Calignano, 37 anni, nato a Lecce e residente a Nardò. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Antonino Pennisi, 37 anni, di Torino, e Michele Monteleone, 33 anni, residente a Volpiano.

Complessivamente risultano indagate diciotto persone. L’attività investigativa è stata coordinata dai pubblici ministeri Alfredo Manca e Sonia Nuzzo. Gli indagati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Paolo Valzano, Simona De Rocco, Giancarlo Camassa e Francesco Sabatelli.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe reperito automobili rubate, modificandone successivamente gli elementi identificativi, compresi numeri di telaio e targhe, per poi creare documentazione falsa destinata a consentire l’immissione dei veicoli sul mercato dell’usato.

Le vetture sarebbero state pubblicizzate tramite piattaforme online e cedute a ignari acquirenti convinti di acquistare mezzi perfettamente regolari. L’organizzazione si sarebbe inoltre avvalsa di prestanome, intermediari e agenzie di pratiche automobilistiche utilizzate per perfezionare i passaggi di proprietà.

Per gli inquirenti, il ruolo di coordinamento sarebbe stato ricoperto da Dario Nardelli, considerato il promotore dell’associazione e il principale referente per la gestione delle auto rubate, delle operazioni di “clonazione” e della successiva commercializzazione.

Tra le figure ritenute centrali nell’organizzazione emerge quella di Pierluigi Calignano, già noto alle forze dell’ordine. Secondo l’ordinanza cautelare, il 37enne avrebbe svolto un duplice compito: da un lato quello di intestatario fittizio delle vetture riciclate, dall’altro quello di gestore dei flussi economici derivanti dalle vendite.

Gli investigatori contestano a Calignano di aver messo a disposizione conti correnti e carte di pagamento sui quali sarebbero confluiti i proventi delle compravendite illecite.

Uno degli episodi ricostruiti riguarda una Nissan Qashqai rubata a Lecce nell’ottobre del 2023 e successivamente “clonata” mediante l’utilizzo di targhe appartenenti a un veicolo regolarmente circolante. L’acquirente, ignaro della provenienza illecita dell’auto, avrebbe versato 11.500 euro tramite bonifico istantaneo su un conto intestato proprio a Calignano.

Le indagini hanno inoltre documentato come Dario Nardelli sia stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre effettuava operazioni di prelievo utilizzando una carta Postepay Evolution riconducibile al 37enne di Nardò. Secondo il gip, Calignano avrebbe consapevolmente fornito carta e codice Pin al presunto capo dell’organizzazione, consentendogli di ritirare il denaro derivante dalle operazioni illecite.

Il nome di Calignano compare anche in ulteriori episodi al vaglio degli investigatori. Nel gennaio 2024 avrebbe preso parte alla formalizzazione della vendita di una Fiat 500X risultata rubata e successivamente immessa sul mercato attraverso documentazione contraffatta. In quella circostanza la vittima avrebbe versato 14.500 euro su un conto corrente Intesa Sanpaolo intestato allo stesso Calignano.

Un’analoga operazione sarebbe stata realizzata pochi mesi prima con una Nissan Qashqai sottratta a Taranto e rivenduta a un concessionario della Basilicata. Per questa compravendita sarebbero stati accreditati sul conto del neretino oltre 13mila euro. Secondo la magistratura, non sarebbero emerse spiegazioni lecite per giustificare la disponibilità di tali somme di denaro.

Tra gli episodi più significativi emersi dall’inchiesta figura quello relativo a una Jeep Renegade di provenienza furtiva che sarebbe stata “clonata” utilizzando i dati identificativi e le targhe appartenenti a un veicolo identico regolarmente intestato al deputato leccese Saverio Congedo, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia.

Attraverso documenti falsi predisposti da un complice, il mezzo sarebbe stato trasferito formalmente a Calignano all’inizio del 2024 presso un’agenzia di pratiche automobilistiche di Nardò.

Successivamente il veicolo sarebbe stato pubblicato su una piattaforma di annunci online. Lo stesso Calignano avrebbe incontrato un potenziale acquirente a Torino per tentare di perfezionare la vendita. L’operazione, tuttavia, non andò a buon fine poiché il compratore, insospettito dall’aspetto della documentazione, si rese conto delle anomalie e interruppe la trattativa.

Le sei persone raggiunte dalle misure cautelari sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio e al riciclaggio di autovetture rubate.

Per altri indagati il giudice ha invece respinto le richieste cautelari avanzate dalla Procura, ritenendo insussistenti le esigenze di custodia sulla base delle singole posizioni esaminate.

Category: Cronaca

About the Author ()

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.