LA RIFLESSIONE / LE LEZIONI ‘POLITICHE’ DI CICERONE E DI DANTE CONTINUANO A INSEGNARE MOLTO AI CITTADINI DI OGGI

| 14 Aprile 2026 | 0 Comments

di Emanuela Boccassini _____________

In questi giorni ho trascorso molto tempo sui libri, cercando di rendere Dante appassionante e vivo agli occhi di un mio studente. E, quasi senza accorgermene, mi sono ritrovata a pormi una domanda semplice e forse scomoda: che cosa penserebbe della nostra società se fosse ancora tra noi?

Probabilmente, per molti aspetti, il suo pensiero ci apparirebbe anacronistico. Eppure Dante credeva in qualcosa che oggi sembra essersi indebolito: il dovere del buon cittadino di partecipare attivamente alla vita politica e di mantenere un comportamento giusto, responsabile e rispettoso nei confronti della comunità.

Guardandosi intorno, forse resterebbe deluso. Non tanto perché il mondo sia cambiato – lo era anche il suo – ma per la persistenza di quei mali che già condannava nel Trecento: corruzione, interessi personali, perdita del senso del bene comune. Eppure Dante non si limitava a denunciare. Aveva una visione, una possibile via d’uscita dalla crisi del suo tempo. I suoi punti di riferimento – fede, vita morale e ordine – sono profondamente radicati nella mentalità medievale, eppure, se liberati dalla loro dimensione storica, conservano ancora oggi una forza sorprendente.

Forse non si tratta di riproporli così come sono, ma di interrogarli, adattarli, capire se, sotto forme diverse, possano ancora dirci qualcosa sul modo in cui viviamo, scegliamo e ci comportiamo.

Dante parlava di fede. Noi oggi potremmo chiamarla bisogno di senso, o forse più semplicemente fiducia in qualcosa che dia una direzione alle nostre scelte, che impedisca alla vita di ridursi a una somma di decisioni casuali. Non è la mancanza di valori a colpire, ma la distanza tra ciò che si afferma e si pratica. Più che una crisi della morale, sembra una crisi di responsabilità personale. L’ordine, per Dante, era il riflesso di un disegno superiore. Oggi potremmo tradurlo in qualcosa di più semplice e concreto: il rispetto delle regole, scritte e non scritte, che rendono possibile la convivenza. Non grandi principi astratti, ma piccoli gesti quotidiani: il senso del limite, il rispetto degli altri, la consapevolezza che vivere insieme richiede attenzione, non solo diritti, pretesi e difficilmente concessi.

Il tema del buon cittadino, tuttavia, non nasce con Dante. Ancor prima del Medioevo, nel mondo romano, la riflessione sulla responsabilità civile occupava un ruolo centrale.

È il caso di Marco Tullio Cicerone, per il quale la vita pubblica e il dovere verso la comunità erano elementi fondamentali della convivenza. Tuttavia, mentre Dante cercava nella fede, nella morale e nell’ordine una risposta alla crisi del suo tempo, Cicerone avrebbe spostato lo sguardo su un piano più civile e razionale. Per il pensiero ciceroniano, infatti, il fondamento della vita sociale non risiede in un ordine superiore, ma nella ragione e nella capacità dell’uomo di riconoscere ciò che è giusto attraverso il dialogo e il confronto.

In questa prospettiva, la crisi non nasce solo dalla mancanza di valori dichiarati, ma soprattutto dalla debolezza del senso del dovere (officium) e dalla distanza tra ciò che si conosce e ciò che si pratica. Il cittadino non è spettatore della vita pubblica, ma parte attiva del bene comune attraverso comportamenti concreti.

È una visione che mette al centro la responsabilità individuale, intesa come capacità di agire secondo ragione e giustizia anche senza controllo esterno. In questo senso, la stabilità della società dipende meno da un ordine imposto dall’alto e più dalla qualità morale dei singoli cittadini.

Per questo motivo, se Dante costruisce un sistema in cui fede, etica e ordine hanno una radice trascendente, Cicerone propone, invece, una fondazione tutta umana della convivenza civile: una società che funziona non perché “perfetta”, ma perché abitata da individui consapevoli, razionali e responsabili.

Non ci manca il pensiero, ci manca il coraggio di applicarlo.

E forse è proprio questo che, mentre cercavo di capire come spiegare Dante, mi sono accorta che la domanda non riguardava lui, ma noi. E che, in fondo, continuiamo a leggere i classici non per comprendere il passato, ma per misurare quanto siamo disposti, davvero, a cambiare nel presente.

E allora Dante mi è apparso più attuale di quanto vorremmo ammettere: non nelle risposte che offre, ma nelle domande che continua a porre. Domande che non ha mai evitato e che noi, ancora oggi, preferiamo aggirare. E lo stesso vale, da un’altra prospettiva, per Cicerone: anche il suo pensiero richiama l’idea che una società non possa reggersi senza cittadini consapevoli, responsabili e capaci di tradurre la ragione in comportamento concreto.

Category: Costume e società, Cultura, Politica

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