UNA PRESENTAZIONE LIBRARIA SOSTENUTA DA PAOLA MATTIOLI E’ DIVENTATA MOTIVO DI RIFLESSIONE

| 29 Maggio 2026 | 0 Comments

di Cristina Pipoli _________________

Guardare i titoli di cronaca globale di questo periodo provoca un misto di rabbia e impotenza. Mentre l’escalation militare in Medio Oriente devasta i civili a Tiro e nel sud del Libano, costringendo oltre duecentomila persone a una fuga disperata, e mentre le sirene in Ucraina continuano a sbranare il silenzio dei quartieri residenziali, noi guardiamo lo schermo anestetizzati.

Consumiamo la paura e la carne degli altri come se stessimo seguendo un reality show, al sicuro sul nostro divano. Ma il terrore di chi si trova sotto le bombe non è uno spettacolo e non è una notizia distante: è una violenza che buca il video per interpellare la nostra complicità morale.

In questo panorama di indifferenza collettiva, la letteratura e gli incontri culturali rischiano troppo spesso di trasformarsi in passerelle borghesi, in salotti polverosi dove ci si stringe la mano per sentirsi moralmente superiori.

Una trappola di circostanza che ha dovuto evitare anche il recente evento di presentazione del libro di Loretta Rossi Stuart, “Visioni ed oltre”, svoltosi a Bologna nello scorso fine settimana.

L’artista, che porta un cognome importante dello spettacolo italiano (essendo sorella del noto attore Kim Rossi Stuart), ha messo sul piatto riflessioni intime e filosofiche che non potevano essere liquidate con il solito applauso di cortesia di una platea annoiata. Ed è qui che l’appuntamento è uscito dai binari del già visto per farsi interessante, e persino scomodo. Dietro la riuscita di una presentazione non serve una claque, ma un lavoro invisibile capace di rompere le scatole alle coscienze pigre, guidando l’energia della stanza fuori dalla propria comfort zone.

Per questo ruolo chiave di facilitatrice è stata chiamata Paola Mattioli, animatrice e volto del progetto Vetrina Poetica. Durante l’incontro non si è parlato esplicitamente di guerra. Eppure, la Mattioli è stata fortemente voluta per l’evento proprio perché figlia di un contesto di guerra: una professionista dotata di una sensibilità radicata nello studio dei traumi storici, della sofferenza e della memoria.

Questo straordinario bagaglio culturale, d’altronde, non nasce dal nulla, ma è lo stesso che l’autrice ha impresso nelle pagine del suo libro “Viera. Un’italiana del ’23” (edito da Edizioni Pendragon). Un volume-testimonianza potente, nato dal ritrovamento del diario segreto di sua madre Viera Bruni, che visse sulla propria pelle l’inferno dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

È proprio da quel nucleo di dolore e resistenza che Paola Mattioli ha attinto la forza per scuotere la sala, assumendo una vera e propria leadership intellettuale nella gestione del pubblico. La facilitatrice ha affrontato il compito più difficile: usare interventi mirati, domande taglienti e provocazioni per costringere la platea a specchiarsi nell’attualità del presente, rompendo la barriera dell’apatia.

Grazie a questo approccio, l’evento della Stuart non è stato l’ennesimo passatempo pomeridiano per riempire le pagine della cultura locale, ma un ring civile necessario. Perché la memoria e la cultura non sono vecchi cimeli da esibire nei salotti per farsi belli: o sono strumenti affilati che ci costringono a restare umani e vigili di fronte al mondo che brucia fuori dalle finestre, o sono solo ipocrisia stampata su carta.

Ma allora dobbiamo avere il coraggio di guardarci allo specchio e sputare via la nostra ipocrisia, ponendoci quelle domande che nessuno nei salotti perbene ha il coraggio di pronunciare ad alta voce. Fino a che punto vogliamo spingere la nostra viltà prima di ammettere che il dolore degli altri ci scivola addosso come l’ennesimo programma di prima serata? Da quando in poi abbiamo deciso che una bomba che sventra una casa a Tiro o a Kiev ha meno valore di quella che terrorizzò Viera Bruni nel secolo scorso? Con quale diritto compriamo libri sulla memoria e frequentiamo presentazioni eleganti per ripulirci la coscienza, se un minuto dopo aver applaudito torniamo a ignorare il sangue che scorre fuori dalle nostre finestre? Siamo ancora esseri umani capaci di indignarsi e agire, o ci siamo ridotti a un branco di spettatori cinici, complici e muti che aspettano solo la prossima pubblicità?

Category: Cronaca

About the Author ()

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.