PER PANTALEO CORVINO SOLO ALLUSIONI NELL’INCHIESTA DI “REPORT” SUL MONDO DEL CALCIO, NESSUNA CONTESTAZIONE CONCRETA. L’ US LECCE NE ESCE PULITA. E SAVERIO STICCHI DAMIANI CI HA MESSO LA FACCIA, SERENA E SOLARE

di Giuseppe Puppo __________________
Dice: a pensar male si fa peccato, però spesso ci si azzecca. E così in tanti hanno peccato, stabilendo un nesso causale fra le improvvise dimissioni due giorni fa del direttore dell’area tecnica del Lecce Pantaleo Corvino, dopo sei anni e il record storico di quattro salvezze di fila, e la preannunciata inchiesta giornalistica, condotta da Daniele Autieri, del programma di Rai 3 Report di Sigfrido Ranucci che, sia pur in maniera marginale (pochi minuti su più di un’ora), lo chiamava in causa, andata in onda ieri sera domenica 31 maggio.
Diciamolo subito: almeno per quanto riguarda la società giallorossa, inchiesta flop. Niente di concreto. Niente altro che sospetti solo evocati buttati là e insinuazioni rimaste senza verifiche concrete.
Diverso il discorso su altre situazioni, attuali, come quelle della Roma, o della riforma della giustizia sportiva, che si vorrebbe attuare, mettendo delle toppe peggiori del buco, in un mondo che ha fatto del profitto economico, dei giocatori veri e propri strumenti finanziari, delle operazioni off shore sui paradisi fiscali, una regola di comportamento consolidato, riducendo così il calcio a una specie di inferno, di cui le perduranti, mancate qualificazioni della Nazionale ai Mondiali sono solo l’aspetto più evidente.
Ribadiamolo. Su Corvino e sul Lecce niente di concreto, questo dopo aver visto il servizio di Report e averlo esaminato per intero punto per punto.
Lui, Corvino, aveva dettato all’agenzia Ansa una dichiarazione preventiva: “Sono costretto a precisare rispetto ad alcune ricostruzioni prive di profondità e contenuti. I miei rapporti con i procuratori, qualsiasi procuratore, sono stati solo in funzione dei migliori risultati a favore dei club che, durante il mio lungo percorso, ho rappresentato. La mia storia parla chiaro, sintetizzata da enormi plusvalenze che hanno dato linfa e sicurezza alle società in cui ho lavorato. Ci sono fatti e parole. Ma questa precisazione diventa doverosa prima che superficiali ricostruzioni possano dar vita a equivoci e allusioni”.
Meglio, ha fatto il presidente Saverio Sticchi Damiani, che ci ha messo la faccia – serena e solare, va aggiunto – direttamente in trasmissione.
E allora, di che cosa stiamo parlando?
Vediamo.
Stiamo parlando di uno dei figli di Pantaleo, Romualdo Corvino, procuratore sportivo e agente Fifa, titolare della Corvino Management s.r.l.
Stiamo parlando dei rapporti fra lo stesso Pantaleo Corvino e Fali Ramadani, uno dei procuratori e intermediari di calcio più ricchi e influenti a livello internazionale, capo della potente agenzia di management, Lian Sports Group (di nazionalità macedone, solo un caso di omonimia con il calciatore giallorosso Ylber Ramadani, che è albanese).
Stiamo parlando dell’utilizzo spropositato di calciatori stranieri.
Secondo quanto riportato da Report, nel 2018 (Pantaleo Corvino è stato direttore generale della Fiorentina in quel periodo), il 40% delle commissioni pagate dal club Viola agli agenti sarebbe andato a società riconducibili a Ramadani; non solo, nel 2019, l’agente avrebbe effettuato un bonifico di 350.000 euro alla Corvino Management.
Ora, Fali Ramadani, accusato di evasione fiscale, accusa penale, della giustizia ordinaria, è stato assolto. Punto e basta.
A parte questo non trascurabile particolare, è stato facile a Sticchi Damiani evidenziare il fatto che si tratta comunque di operazioni avvenute quando Pantaleo Corvino non era ancora responsabile dell’ U.s. Lecce, per poi aggiungere:
«Ci sta che un direttore sportivo abbia dei contatti con cui ha una maggiore fiducia. A me interessa che Corvino abbia sempre agito per il bene del Lecce. I 300 mila euro versati da Ramadani all’agenzia del figlio di Pantaleo? È un episodio precedente all’arrivo di Pantaleo da noi. Ma, comunque, ribadisco… Quello che conta è che non ci siano conflitti di interesse. Il club viene prima di tutto e i fatti sono lì a dimostrarlo».
Romualdo Corvino ha mandato alla redazione di Report, che non l’ha letta in trasmissione, limitandosi a pubblicarla suo suo sito web, la seguente nota:
“Nella pillola con cui si presenta il servizio che andrà in onda domenica si utilizza strumentalmente una operazione del tutto legittima tra la mia società (Corvino Management) e quella di Fali Ramadani risalente al 2019 per cercare di evidenziare una sorta di opacità di rapporti o addirittura potenziali conflitti di interesse rispetto all’attività di Direttore Sportivo svolta da mio padre Pantaleo Corvino. Come ha opportunamente puntualizzato il Presidente Sticchi Damiani, tale operazione economica non attiene alcun giocatore del Lecce e peraltro risale ad un periodo, l’anno 2019, in cui mio padre svolgeva la propria attività non certamente nella società salentina bensì nella Fiorentina. Preciso, visto che non mi è stata data l’opportunità di farlo, che la suddetta operazione non attiene nemmeno a calciatori della Fiorentina, società presso cui mio padre lavorava in quel periodo. La stessa attiene ad un trasferimento di un calciatore italiano (ovviamente NON tesserato nella Fiorentina) presso una società estera ed il relativo compenso è dovuto alla attività di mediazione da me svolta insieme al Sig. Ramadani. Preciso infine che quanto percepito per tale attività è stato da me regolarmente fatturato e le relative tasse pagate in Italia nel pieno rispetto della normativa vigente. Per tali ragioni vi diffido dal dare informazioni non veritiere o peggio ancora proporre improbabili ricostruzioni volte ad adombrare conflitti di interessi inesistenti su attività del tutto legittime”
Poi, l’altra domanda – questa strumentale – sull’utilizzo dei giovani calciatori stranieri, specificatamente la vittoria del Lecce nel campionato Primavera nel 2023 con l’utilizzo solo di giovani stranieri. Costano meno e permettono a società con risorse limitate di competere contro i grossi club che spendono decine di milioni– ha potuto spiegare agevolmente Saverio Sticchi Damiani.
A parte il fatto che il Lecce qualche calciatore italiano in prima squadra – non nelle giovanili, in prima squadra – ce l’ha, pochi, ma ce l’ha, mentre altre non ne hanno nemmeno uno.
Tutto qui?
Sì, tutto qui.
Buona pausa di riflessione a Pantaleo Corvino, che – nemo propheta in patria – per un po’ non dovrà incazzarsi di fronte ai “nu mbale”, agli attaccanti dai cognomi difficili che non segnano e alle accuse di appiattimento sulle posizioni della società da parte di quelli che egli stesso definì “disfattisti, criticoni e rosiconi“: gli farà bene poter guardare ora a tutto quanto con un certo distacco e un salutare disincanto.
A colui il quale sarà il suo successore, l’auspicio dei tifosi: di non continuare nella sofferenza continua; nello smantellamento sistematico dei ‘pezzi’ pregiati; nella mancanza di coraggio a mettersi a saltare su un’ asticella più elevata; nella speranza elevata a sistema che ci siano altre tre squadre che facciano peggio. Questa però è un’ altra storia…
Il modello societario del Lecce, autartico e della sostenibilità economica, è un plus, intendiamoci, non è un minus. Ma adesso, a stagione finita, in preparazione della prossima e anzi vivaddio delle prossime in serie A, occorre chiedersi se non sia invece possibile una sintesi migliore fra i conti del bilancio, e i sogni del popolo. ________________
LA RICERCA nel nostro articolo del 13 febbraio 2025
Category: Costume e società, Cronaca, Sport






























