I VECCHI LIBRI NON MUOIONO MAI / IL MARINAIO E LA RAGAZZA MISTERIOSA

di Raffaele Polo _____________
Ho rinvenuto questo scritto nel libro ‘Il padrone del mondo’ che ho trovato in una casettina di legno, nella Villa di Melendugno. In questa casettina verde ci sono i libri ‘a disposizione’ di chi voglia prenderli, leggerli e, magari, restituirli. Ci sono sempre vecchi, inutili libri… Ma spesso qualche curiosa novità. Stavolta, ho trovato una discreta edizione de ‘Il padrone del mondo’ e, sfogliandola, ecco un foglietto di quaderno ripiegato in quattro, che riporto testualmente.
Messaggio rinvenuto in una bottiglia
(È presumibilmente tratto dal diario di un marinaio della Castoro Sei, nave utilizzata per posare i tubi sottomarini. Non si conoscono i dati anagrafici dell’autore, ed è tutto contenuto in una paginetta ritrovata in una bottiglia sigillata, trasportata dalle onde sulla riva del mare, a San Foca.)
Una volta conosciuto Melendugno, ho deciso di frequentarlo il più possibile. E, sbarcando dal mare a San Foca, approfittando di un passaggio con autostop, non mancavano le mie visite in Piazza Risorgimento, il cuore della cittadina, dove c’era veramente tutto quello che poteva servire a definire Melendugno una città: c’era il Teatro, c’era il Comune, c’erano un paio di bar e anche la fontana con gli alberi attorno. C’era la Banca e il Tabacchino, c’era una Cappella e anche l’orribile statua dedicata a San Niceta, con un tozzo cavallo che mai avrebbe potuto galoppare.
Io sedevo sulla panchina di fronte al Teatro e la spettavo. Lei, per la verità, non si faceva desiderare troppo: era abbastanza puntuale e mi sorrideva subito, appena mi vedeva.
Lo confesso: mi sorprendeva sempre il suo volto intento e intelligente, senza precise caratteristiche ma dagli occhi lucenti che lei sgranava spesso. Dopo qualche monosillabo di saluto, mi consegnava subito il pacco: c’erano i libri che aveva messo da parte per me e che avrei letto nelle lunghe permanenze sulla nave che incombeva sempre al largo ma che, meno male, da qui non si poteva vedere. E mi affascinavano le copertine, i titoli che spesso non riuscivo a comprendere subito. Stavolta mi aveva portato ‘Il Padrone del mondo’ di Robert Hugh Benson, ‘La mezzaluna di sabbia’ di Fausto Vitaliano, ‘Il cane di Falcone’ di Dario Levantino e ‘Vietato ai minori’ di Raffaele Polo.
Le ho sorriso, soddisfatto. E lei ha risposto al mio sorriso, prendendo discretamente la banconota che le porgevo.
Poi, come tutte le altre volte, se n’è andata. Ci saremmo rivisti di lì a un mese, alla stessa panchina, per un altro pacchetto di libri. E quello era il nostro rapporto, quello era il silenzioso e sentito scambio di tenerezza e cultura, senza nessun altra effusione, senza parole superflue, del resto ci piaceva così, ognuno per la sua strada, ci saremmo comunque rivisti di lì a poco…
Poi, ritornavo, sempre con un passaggio di autostop, fino a San Foca, la lancia era puntuale, a mezzanotte e 15 ero già trasportato verso la mastodontica nave che aspettava al buio.
E questa era la mia vita, questa sarebbe stata ancora la mia esistenza per chissà quanto tempo, in segreto ma anche con questa presenza incredibile di lei, che mi riforniva di libri che chissà dove andava a trovare.
Cosa posso aggiungere? A un certo punto, non sono più sbarcato sulla costa salentina, la nave ci ha trasportati lontano, sono cambiati tutti i paesaggi e le temperature. Anche i libri si sono ingialliti e impolverati nella mia cabina. Finchè non sono sbarcato, definitivamente, sulla terra ferma. E ho deciso di tornare a Melendugno, per capire, per ricordare, magari per iniziare…
E mi siederò sulla panchina, di fronte al Teatro, aspettando di vederla arrivare, chissà, questa volta, che libri mi porterà…
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( 5 – continua )



























