DOPO IL GRANDE INTERESSE SUSCITATO DAL NOSTRO ARTICOLO SUI BENEFICI DEGLI ORTI SOCIALI, VI SPIEGHIAMO ORA COSA FARE PER AVERNE IN GESTIONE UNO

di Graziano De Tuglie _________________
Abbiamo visto come gli orti sociali impattino positivamente la vita delle comunità che scelgono di affidarsi alla loro costituzione: ma come crearli?
Vi sono tre vie per costituirli di cui la più semplice ed immediata è quella pubblica: il modello comunale.
I questo caso è l’ente comune che si fa promotore della costituzione degli orti sociali; individua le aree, generalmente aree dismesse o abbandonate, emana i bandi di assegnazione, individua le categorie di cittadini che possono concorrere.
Solitamente, sebbene non necessariamente, si rivolge ad anziani o pensionati. In altre occasioni, il municipio può aprire l’opportunità a ogni cittadino residente nel quartiere. Il comune, in genere, mantiene la proprietà e la gestione generale dell’area, ma assegna i singoli appezzamenti in concessione temporanea (solitamente fino a 3 o 5 anni), tramite bando pubblico. I coltivatori sono responsabili del proprio lotto. Tutte le aree comuni, invece, sono gestite dal municipio. Nonostante una ridotta funzione sociale questo modello mantiene una valenza verso una frazione della popolazione che viene stimolata a vivere un’esperienza consociativa all’aria aperta specie a quella frazione della popolazione più anziana e quindi più restia ad intraprendere nuove attività.
Il modello associativo negli orti sociali: un patto di collaborazione.
In questo caso sono gruppi di cittadini a stimolare il pubblico oppure il privato ad orientarsi verso il modello orto sociale. In questo caso è un’associazione, un comitato di quartiere o un gruppo informale, a prendere in gestione un’area pubblica abbandonata o sottoutilizzata oppure individuare aree private da fittare od utilizzare in comodato gratuito. Lo strumento attraverso il quale lo fa, spesso, è quello del Patto di Collaborazione . L’associazione definisce il regolamento interno, assegna i lotti e si occupa integralmente della manutenzione, della programmazione e delle attività collaterali in generale pianifica tutto quello che deve essere organizzato.
Il modello ibrido: la partnership tra pubblico e privato
Questo terzo modello comprende Associazioni, Onlus, Cooperative sociali o Enti che hanno una funzione pubblica o privata, che gestiscono terreni pubblici che possono destinare una frazione degli stessi a orti sociali con funzioni di rieducazione al lavoro e finalità terapeutiche. terapeutiche. L’obiettivo primario non è soltanto quello di coltivare e godere del raccolto, come avviene negli altri due modelli, ma offrire percorsi di inserimento lavorativo e riabilitazione per persone fragili quali disoccupati di lunga durata, soggetti con disabilità o ex detenuti.
I prodotti generati dalle operazioni agricole vengono spesso venduti, o utilizzati in servizi di ristorazione sociale. Questo significa creare un circolo virtuoso al servizio di soggetti che difficilmente sarebbero accettati dal mondo del lavoro.
In sostanza gli orti sociali innescano processi in cui l’ecologia incontra il benessere pubblico e segna un contributo importante alla socialità. I comuni dovrebbero incrementare la pratica e l’utilizzo degli orti sociali si tratta di veder crescere insieme alle piante la consapevolezza che una difesa dell’ambiente si coniuga con il recupero della terra e dei suoi frutti. Si tratta di veder crescere il benessere accanto ad rinnovato senso civico.
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LA RICERCA nel nostro articolo del 7 giugno scorso
Category: Costume e società, Cronaca




























Chi fornisce l’acqua, è sopratutto chi impedisce a chicchessia di raccogliere il frutto del lavoro altrui?