IL RUMORE DEL CALCIO E IL SILENZIO DEGLI ALTRI SPORT: QUANDO LA VISIBILITA’ NON COINCIDE CON IL VALORE DELLE VITTORIE

di Emanuela Boccassini ______________
Negli ultimi giorni, scrollando i social, si passa dalle immagini che ricordano i grandi successi del calcio italiano – le epoche di Pirlo, Maldini, Del Piero, Cannavaro, Inzaghi, Totti… – alle vittorie di altri atleti che, invece, restano spesso ai margini dell’attenzione mediatica. È il caso di Jannik Sinner, tornato numero uno del tennis mondiale.
La domanda nasce spontanea: perché il calcio continua a occupare le prime pagine mentre altri sport, pur portando risultati straordinari, faticano a trovare lo stesso spazio? Una risposta unica non esiste. Accanto agli aspetti economici e mediatici, pesa anche una forte tradizione culturale che ha reso il calcio lo sport di riferimento nell’immaginario collettivo italiano, rendendo più difficile garantire pari visibilità alle altre discipline.
Il dibattito si è acceso ulteriormente dopo alcune dichiarazioni del presidente della FIGC, Gabriele Gravina (al centro nella foto), che, nel commentare le difficoltà della Nazionale e la mancata qualificazione ai Mondiali, ha affermato: «Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici».
Parole che hanno suscitato forti reazioni nel mondo dello sport, soprattutto tra atleti che hanno vissuto quelle affermazioni come una svalutazione del proprio lavoro e dei propri sacrifici. Dietro ogni risultato, infatti, ci sono anni di allenamenti, rinunce e una disciplina che non ha nulla di “dilettantistico”.
Tuttavia, il punto non è contrapporre uno sport all’altro, ma interrogarsi sul perché il valore degli atleti venga raccontato in modo così squilibrato. Nel sistema sportivo italiano convivono realtà profondamente diverse: da un lato il calcio, con la sua enorme esposizione mediatica ed economica; dall’altro discipline in cui si raggiungono livelli altissimi di preparazione e risultati internazionali, spesso con risorse e visibilità molto inferiori.
E la distinzione tra “professionismo” e “dilettantismo” non sempre riflette la realtà dell’impegno richiesto o del livello raggiunto. Per molti atleti, la professionalità non è un’etichetta, ma una condizione concreta fatta di anni di lavoro, rinunce e competizioni ai massimi livelli.
Forse, allora, la questione non è stabilire quali sport meritino più attenzione degli altri, ma imparare a riconoscere il valore dove realmente si manifesta. Perché il successo non è una questione di visibilità, ma di lavoro, sacrificio e risultati. E non sempre ciò che fa più rumore è ciò che vale di più.
Category: Costume e società






























