IL COMITATO NO BURGESI HA CONSEGNATO ALLA REGIONE PUGLIA LE PROPRIE OSSERVAZIONI IN UNDICI PUNTI IN OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA DEL GESTORE DI AMPLIARE LA DISCARICA CON ALTRI 190.000 METRI CUBI DI RIFIUTI

| 22 Aprile 2026 | 0 Comments

di Daniela Casciaro __________________

Il confronto sul futuro ambientale del sito di Burgesi approda ad un passaggio cruciale per il territorio. In questi giorni, il Comitato “No Burgesi” ha depositato un articolato dossier tecnico presso la Regione Puglia, intervenendo nel procedimento autorizzativo (PAUR IDVIA 1064) relativo al progetto di “rimodellamento” proposto dalla società Progetto Ambiente Bacino Lecce Tre S.u.r.l. L’istanza prevede l’aggiunta di ulteriori 190.000 metri cubi di rifiuti e un innalzamento del sito; una prospettiva a cui il Comitato risponde non con una semplice opposizione, ma con un documento tecnico suddiviso in undici punti, volto a evidenziare criticità strutturali e ambientali.

Attraverso l’analisi del documento realizzato dal Comitato, vengono messi in luce una serie di aspetti che, stando ai rilievi esposti, presenterebbero profili di incompatibilità con la sicurezza dell’area. Esaminiamo di seguito i passaggi più significativi emersi dalle osservazioni depositate.

Stabilità strutturale e criticità della falda: rilievi tecnici

​Il primo interrogativo sollevato nelle osservazioni riguarda la tenuta fisica dell’impianto. Il Comitato richiama la nota ARPA Puglia Prot. 0041686/2025, la quale evidenzierebbe l’assenza di indagini tomografiche e verifiche di portanza aggiornate. Secondo l’analisi contenuta nel dossier, in mancanza di tali riscontri risulterebbe complesso escludere che il peso dei nuovi volumi possa generare sollecitazioni improprie o lesioni alla barriera impermeabile in HDPE. L’ipotesi prospettata nelle osservazioni è che un eventuale danneggiamento di tale membrana potrebbe esporre la falda acquifera a un potenziale contatto con i rifiuti.

​Sotto l’aspetto normativo  (art. 5 D.Lgs 152/2006) un  incremento volumetrico del 15% (circa 190.000 mc su un totale di oltre 1.200.000 mc) configurerebbe una modifica sostanziale. Le BAT (Best Available Techniques) dovrebbero servire a migliorare l’impianto dal punto di vista ambientale o ad anticiparne la chiusura, non a espanderne la capacità volumetrica oltre i limiti storici.

Evidenze di inquinamento e l’intervento della Regione

​Le osservazioni pongono l’accento su dati che nel documento vengono definiti meritevoli di attenzione. Vengono citati i Rapporti di Prova ARPA n. 14201-14205 del 2024, che indicherebbero anomalie nei parametri di nitriti, metalli pesanti, PCB e arsenico nei pozzi di spia. La delicatezza della situazione, secondo quanto riportato dal Comitato, parrebbe confermata dalla Delibera di Giunta Regionale n. 1171 del 04/08/2025, che ha stanziato 510.000 euro per verifiche ambientali straordinarie. Secondo quanto espresso nelle osservazioni, tale investimento pubblico attesterebbe la natura di Burgesi come “sito attenzionato”. Inoltre, in questo scenario, autorizzare l’attività senza una bonifica preliminare violerebbe il principio europeo “chi inquina paga”, trasferendo i costi del rischio ambientale dal gestore ai cittadini.

Il documento ipotizza, inoltre , un potenziale “rischio di sinergia”, dove la pressione meccanica dei nuovi volumi potrebbe accelerare il degrado di strutture interrate e favorire interazioni chimiche pericolose con sostanze già presenti nel sottosuolo, minacciando la falda tutelata dalla Direttiva 2000/60/CE.

Assetto societario e responsabilità

​Un capitolo della disamina riguarda l’affidabilità del proponente ai sensi della Direttiva IED. Secondo quanto evidenziato dal Comitato, la società Progetto Ambiente Bacino Lecce Tre S.u.r.l. risulterebbe legata in modo stretto al socio privato di maggioranza, Monteco S.r.l.. Le critiche depositate suggeriscono che la distinzione tra le due realtà sia prevalentemente formale.

​Richiamando il D.Lgs. 231/2001, le osservazioni sottolineano l’importanza di una chiara indipendenza gestionale per garantire il monitoraggio del sito per i trent’anni successivi alla chiusura. In assenza di tali garanzie, secondo le conclusioni delle osservazioni, sussisterebbe il timore che eventuali oneri derivanti da criticità future possano ricadere sulla collettività.

Sostenibilità territoriale e obiettivi climatici

​L’ampliamento, si legge nelle osservazioni, parrebbe scontrarsi con il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR), a causa di una possibile alterazione visiva permanente del profilo rurale. Inoltre, nei rilievi presentati, emergerebbe una discordanza con gli impegni assunti dai Comuni di Ugento, Presicce-Acquarica e Taurisano attraverso il  Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), che punta a ridurre le emissioni del 55% entro il 2030.

​L’aumento di biogas e del traffico pesante associato al progetto andrebbe, secondo lo studio prodotto, in direzione contraria. Viene contestato anche l’uso di dati pluviometrici non aggiornati, i quali non terrebbero conto degli eventi estremi registrati a marzo e aprile 2026, ritenuti fondamentali per calcolare correttamente la tenuta dei sistemi di gestione del percolato.

Limiti nel sistema di controllo e criticità

​Dalle osservazioni esposte dal Comitato, risulterebbe motivo di riflessione il fatto che il monitoraggio sia affidato in via prevalente alla responsabilità del gestore. Ad oggi, si legge nell’atto, non risulterebbe l’obbligo di pubblicazione periodica dei dati sui siti comunali, né la previsione di ispezioni “a sorpresa” da parte di enti terzi per verificare il regolare funzionamento dell’impianto.

​La persistenza, all’esterno dell’area, di cartelli che vietano l’emungimento di acqua viene citata nelle osservazioni come una criticità: a parere del Comitato, se le problematiche ambientali fossero state del tutto neutralizzate, tali restrizioni parrebbero non essere più necessarie. La loro presenza viene indicata come un segnale del fatto che il territorio necessiti prioritariamente di risanamento e non di ulteriori conferimenti.

Conclusione del Comitato No Burgesi

​Il Comitato “No Burgesi” rileva che il territorio ha già sostenuto un impatto ambientale significativo. Per queste ragioni, nelle osservazioni depositate, viene chiesto formalmente alla Regione Puglia di esprimere parere negativo di compatibilità ambientale e di rigettare l’istanza PAUR ID VIA 1064.

​Secondo le conclusioni finali evidenziate nel documento, l’intervento proposto rappresenterebbe un fattore di rischio per l’integrità di matrici ambientali già parzialmente compromesse. Il Comitato ha inoltre espresso formale riserva di produrre ulteriori memorie a seguito delle integrazioni documentali che la parte proponente sarà tenuta a depositare nel corso dell’iter.

Category: Cronaca, Politica

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