Nicole Grazia Minetti / LESSICO FAMIGLIARE

(g.p.) ________________ Si era persa per limiti anagrafici la Milano da bere dei socialisti degli anni Ottanta, che faceva ‘scandalo’ con qualche serata allegra in discoteca, che si divertiva con le caricature degli stilisti, che marciava compatta verso la modernizzazione, che rubava, a detta di chi rubava, non per il piacere mio, ma per far piacere al dio partito e che quale gossip poteva offrire, fra tanti sussurri e niente grida, solo un favoleggiato incontro di Bettino con la mitica Moana.
Ma aveva fatto in tempo a trovarsi fin dalle prime battute nella Milano del nuovo secolo e del nuovo Millennio, quantum mutata ab illa, ma sempre di fretta, brulicante di traffici e di affari, sempre col cuore in mano, “ti capì bauscia”, e sempre che banche, che uffici, sempre vicina all’Europa.
Ancora quella tradizionale del Pirellone maestoso maestoso piazzato davanti la monumentale e ancora avveniristica stazione Centrale, della metropolitana che ti porta in ogni posto, della Madunina e della Scala, della cotoletta e del panettone, dell’ inestricabile guazzabuglio di autostrade e tangenziali:
“Io sono ancora in alto mare, hoo superato da poco Bologna e c’è un traffico disumano, per cui sicuramente non riesco ad essere là per quell’ora“…
Nelle allocuzioni di Nicole Minetti stabilitasi a Milano, ufficialmente per studiare al San Raffaele, roccaforte del berlusconismo imperante, specializzanda quale “igienista dentale”, in realtà per inseguire il velinismo, il sogno in comune condiviso dalla sua generazione, ci sono i suoni, i rumori, le voci del Bunga Bunga e del suo lessico famigliare.
La natia Rimini le stava stretta: voleva vivere d’estate tutto l’anno, anche se ciò avrebbe comportato convivere con la nebbia e il freddo per molti mesi e con problematici spostamenti nella metropoli.
Vive in uno degli appartamenti gentilmente messi a disposizione da Spin, il famoso ingegner Spinelli, gestore contabile dei denari di Silvio e ufficiale pagatore delle truppa femminile reclutata al bisogno, in uno stabile all’Olgettina, la zona di Milano 2 che poi darà il nome a tutte quante le ragazze, anche se lei se ne lamenta:
“Milano 2, in culo ai lupi“.
Delle altre non ha grande considerazione:
“Ci sono varie tipologie di persone. C’è la zoccola che non parla l’italiano e viene dalle favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella che va di meno e poi ci sono io che faccio quel che faccio“.
Con Lui.
“Io non è che posso stargli dietro…Se poi preferisce una massa di deficienti che ballano come mongoloidi…Sicuramente mi fa male, capito? Io che gli voglio bene, a me questa cosa mi fa male”
Come le donne di Almodovar, spesso sull’orlo di una crisi di nervi
“Sono molto arrabbiata perché ho scoperto che ha comprato a una ragazza una casa da un milione e duecentomila euro. Se è vero ti giuro che scateno l’inferno”
a volte incazzata proprio
“C’è un limite a tutto, non me ne frega un cazzo se lui è il presidente del consiglio. Si sta comportando come un…. E’ un vecchio che vuole salvare il suo culo flaccido…Io gli ho parato il culo e non si può permettere di fare così…Vita mia, mort tua…”
mirabile crasi del proverbio latino e del linguaggio romanesco-televisivo attuale.
Confuse aspirazioni condivise con un’amica-collega:
“La politica è un casino. Cioè cade lui e cadiamo noi. A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perché dice: – Bene, me le sono levate dai coglioni ee lo Stato gli paga lo stipendio“
Nicole Minetti si è dovuta poi accontentare di un posto da consigliere regionale in Lombardia.
Fra l’altro, diventato l’altro filone delle sue disavventure giudiziarie.
L’avevamo persa di vista, non ne sapevamo più nulla.
Poi, ora, il resto è storia recente, di questi ultimi giorni: Quer pasticciaccio brutto de via Arenula, da Villa San Martino ad Arcore, a Palazzo Piacentini a Roma.
Si può cambiare vita per diventare migliori?
Oppure il passato se dannato ritorna, ritorna sempre?
Piange ciò che ha fine e ricomincia. Piange ciò che muta, anche per farsi migliore. La luce
del futuro non cessa un solo istante di ferirci.
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L’APPROFONDIMENTO
Le citazioni sono tratte dal libro di Giuseppe Puppo “Metafisica del bunga bunga”, Torino, Etimpresa, 2011, 120 pagg 10 euro. Prefazione di Carlo Gambescia. CAPITOLO IX, “Igiene mentale”.
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