LA RIFLESSIONE / IL FEROCE ASSASSINIO DI QUATTRO LAVORATORI SFRUTTATI AD AMENDOLARA, IN PROVINCIA DI COSENZA

| 5 Giugno 2026 | 0 Comments

di Paola Scialpi ________________

Ormai l’orrore non conosce limiti. Quattro uomini sono morti bruciati mentre qualcuno aveva tutte le intenzioni di farli morire nel peggiore dei modi. Due esseri, non posso chiamarli uomini, tenevano bloccati gli sportelli per non dare scampo. Cosa dobbiamo aspettare ancora per capire che stiamo finendo in un baratro senza fondo?

Non è possibile più far finta di niente.

Adolescenti che cercano una criminale notorietà  ammazzando, massacrando di botte qualcuno e filmare per avere un giorno da protagonista. È veramente agghiacciante. Forse sarebbe meglio evitare di parlarne, la giustizia dovrebbe fare il suo corso ma dovremmo invertire, prima che sia definitivamente troppo tardi, il tipo di comunicazione.

Parliamo dei ragazzi che danno la vita per salvare un amico, parliamo dei ragazzi che aiutano una persona fragile o malata senza chiedere niente in cambio, parliamo dei ragazzi che hanno un sogno, che sanno amare. Non parliamo più dei deficienti che cercano notorietà comportandosi peggio delle bestie, rischiamo di farli sentire importanti e creare pericolose emulazioni. Cerchiamoli, arrestiamoli, mettiamoli ai lavori forzati.

Quattro uomini sono morti carbonizzati perché cercavano solo una vita più dignitosa. Ma andiamo ai fatti: un minivan avvolto dalle fiamme nell’area di servizio di un distributore di carburante, lungo il vecchio tracciato della Statale 106 Ionica. All’interno, i corpi carbonizzati di quattro giovani braccianti agricoli.

È la scena inimmaginabile, che lunedì scorso si è presentata agli inquirenti e che delinea i contorni di una vera e propria esecuzione, un fatto di sangue che scuote profondamente la Calabria e l’intero Paese. Le vittime, identificate come cittadini di origine afghana e pakistana di età compresa tra i 19 e i 29 anni, lavoravano nei campi della zona, principalmente dediti alla raccolta stagionale. A fare luce sulla dinamica del delitto sono state le rapide indagini condotte dalla Procura e dalla Questura di Cosenza, supportate dai rilievi tecnici sul luogo della strage e dalla fondamentale testimonianza di un sopravvissuto, Mohammad Taj Alamyar, un trentacinquenne afghano riuscito miracolosamente a salvarsi fuggendo dal bagagliaio del veicolo.

Nella serata di martedì 2 maggio scorso, gli agenti della Polizia di Stato hanno intercettato e fermato a Villapiana due uomini, anch’essi di nazionalità pachistana e attivi nel settore del bracciantato. Nei loro confronti la Procura ha emesso un decreto di fermo con le pesanti accuse di omicidio plurimo pluriaggravato.

Secondo le ricostruzioni investigative, i due sospettati avrebbero deliberatamente bloccato le portiere esterne del minivan dopo aver appiccato il fuoco, impedendo alle vittime qualsiasi via di fuga e condannandole a una morte atroce. Le dichiarazioni fornite dal testimone oculare agli inquirenti squarciano il velo su una realtà sommersa fatta di abusi, minacce e privazioni.

Le vittime e il sopravvissuto vivevano in condizioni di estrema vulnerabilità. Venivano loro garantiti un tetto e il sostentamento minimo, ma nessun compenso economico per le durissime giornate di lavoro nei campi. Il movente del massacro sarebbe da rintracciare proprio in una richiesta di dignità. A causa del mancato pagamento dei salari per oltre un mese, i lavoratori avevano deciso di opporsi al regime imposto dai caporali, rifiutandosi di continuare a subire passivamente lo sfruttamento. La reazione del sistema criminale è stata di una ferocia inaudita: una punizione esemplare volta a sedare sul nascere qualsiasi forma di protesta o rivendicazione dei diritti più elementari.

La strage di Amendolara ha sollevato un’ondata di indignazione nazionale e riacceso con forza il dibattito sulle piaghe del caporalato e del lavoro nero, fenomeni che continuano a stringere in una morsa le fasce più fragili della manodopera straniera. Mentre le istituzioni esprimono cordoglio e garantiscono la massima fermezza nell’accertamento delle responsabilità, le organizzazioni sindacali e la società civile si mobilitano.

Per sabato prossimo è già stata indetta una manifestazione nazionale ad Amendolara, un segnale forte per chiedere interventi strutturali, controlli più severi e il ripristino della legalità e della giustizia sociale nei territori agricoli. Mentre il corso della giustizia ordinaria prosegue il suo iter per accertare le responsabilità penali dei singoli, l’opinione pubblica riflette sulla necessità di un cambiamento profondo nella percezione e nella gestione di queste marginalità. Accanto alla cronaca del dolore, emerge l’urgenza di valorizzare e sostenere quei percorsi positivi e costruttivi legati alla solidarietà, all’integrazione e al riscatto di quanti, pur tra mille difficoltà, scelgono ogni giorno la via dell’onestà e del rispetto reciproco.

Category: Cronaca

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